Bell’Italia d’America

Di Palombella Azzurra
28 Marzo 2002
Diario di un ufficiale di una nostra unità speciale. Da Tampa, Florida, comando di Enduring Freedom. Combattendo il terrorismo. Imparando dagli americani

27.11.01. Ground Zero

Sono in volo sopra gli States. Il pilota ci comunica che siamo su New York, focalizzo lo sguardo su Manhattan, individuo una piccola zona grigia. È Ground Zero. Laggiù sorgevano le due Torri Gemelle. Voglio ricordare l’emozione di quel breve sguardo dal cielo. Se ora mi trovo qui, a Tampa, a lavorare con lo staff del Generale Tommy Franks, è per quelle 2600 vite spezzate l’11 settembre.

9.12.01. Ybor City

Siamo stati invitati dagli italiani locali a pranzo al loro circolo di Ybor City. Siamo orgogliosi che anche l’Italia sia in prima linea nella lotta al terrorismo.

14.12.01. “Grazie” dall’Ambasciatore Usa

Sabato è venuto a trovarci il nuovo ambasciatore americano in Italia. Prima di partire per Roma ha voluto salutarci uno ad uno ed ha espresso gratitudine per il contributo italiano. Si è felicitato anche per le belle iniziative di solidarietà agli Stati Uniti, organizzate in Italia e a Roma. Era sincero. Alla sera, è venuto anche il Generale Franks. Mi è sembrato sereno, nonostante le grosse responsabilità. Ieri pomeriggio, ho visto lo Shuttle che saliva velocissimo verso lo spazio lasciando dietro di sè una scia immensa.

16.12.01 One Team,

One Task, One Mission

Qui si vive l’aria di un Paese che, colpito nel cuore, si è rialzato e reagisce compatto. Ci sono bandiere sui tetti, nei ponti, attaccate alle auto, nei negozi, cartelli nei giardini che inneggiano ai soldati e ai piloti che combattono. È un patriottismo a noi sconosciuto. Ma tutti qui lo sentono: “God bless America”, “United we stand”, “Proud to be American”, “One Team – One Task – One Mission”.

5.1.02. Le mezze misure? Non contano

Vivendo negli Usa si è colpiti dalla vastità delle cose: città, grattacieli, strade, ponti, parcheggi, industrie, auto, aerei (i Jumbo), treni (centinaia di vagoni), camion (il doppio dei nostri). L’aggettivo che più si accorda a questa “esagerazione” è extreme. O extreme o niente. Qui niente mezze misure.

15.1.02 Mall e bambini

Dato che mancano le piazze, gli americani si ritrovano nelle “mall”, estesi edifici collegati tra loro, con al centro una piazzetta artificiale, una fontana e negozi aperti tutti i giorni. Vi è anche un settore con i giochi per bambini, moquette e schermo gigante con i film di Walt Disney. Solo la bellezza di certe nostre piazze e cattedrali può competere con la vitalità di questa civiltà.

20.1.02 Ultima chance?

Dopo l’11 settembre il desiderio di essere forti ed uniti ha messo da parte le rivalità politiche tra i Democratici e Repubblicani, ed ha ridimensionato la questione dei neri. Un giornale ha scritto: «È questa l’ultima chance tra bianchi e neri?».

2.2.02 Papa e Cnn

Nelle funzioni religiose c’è sempre una preghiera per i soldati americani al fronte e per le loro famiglie a casa. Finora il Papa non l’ho mai visto in Tv: solo il giorno di Natale la Cnn ha detto che ha celebrato messa a San Pietro e che la voce era forte!

6.2.02 L’esercito dei media

Ciò a cui rinunciano spesso i cristiani (comunicare agli altri quello in cui credono) sicuramente non rinuncia chi vuol condizionare atteggiamenti ed idee delle persone. L’informazione televisiva è il principale portavoce degli interessi politici/economici. Nella trasmissione dell’informazione nulla è affidato al caso e ogni dettaglio viene studiato. Un esempio banale: durante un intervallo della finalissima di football americano, Bono degli U2 ha cantato mentre alle sue spalle si innalzavano tre colonne “virtuali” con i nomi dei morti negli aerei dirottati l’11 settembre. Quando Bono ha terminato la canzone i nomi si sono afflosciati verso il basso (come le Torri Gemelle) e il cantante ha aperto la giacca di pelle che indossava. La Tv ce l’ha mostrata per mezzo minuto (questa immagine è ora una copertina di Time): al suo interno era disegnata la bandiera a stelle e strisce. Poi hanno mostrato per 5 secondi i militari americani che guardavano la finalissima a Kandahar e l’ovazione degli stessi quando si sono accorti che venivano ripresi in diretta. I nomi dei passeggeri, il modo con cui scomparivano, la bandiera dentro la giacca, i militari in prima linea, sono messaggi chiarissimi, sia per i militari al fronte sia per gli americani in patria. Non voglio fare delle critiche, osservo solo che il messaggio e il clima che si respira guardando la Tv americana sono quelli: «ricordate e vendicateli!». Se si può inviare messaggi, si può anche impedirli. L’iniziativa del Papa cattolico di pregare e digiunare per la pace il 14 dicembre scorso, è stata censurata. Nessun prete o televisione cattolica qui ne ha parlato. In generale la Tv americana è come quella inglese: nazionalista. Di notizie estere ci sono solo quelle su Israele e Gran Bretagna. Non una canzone francese o tedesca o italiana, nulla di nulla. In tre mesi di telegiornali, l’unica notizia che ho sentito sull’Italia risale al giorno di Natale, con immagini di Venezia: dicevano che il nostro Paese si stava preparando a consumare tonnellate di pasta!

10.2.02 L’economia e Bush

L’economia Usa era già in fase di recessione prima dell’11 di settembre e gli attentati hanno rischiato di comprometterla. Sicurezza, certezze sul futuro e libertà/rapidità di movimento delle persone sono crollati in pochi minuti lasciando il posto a un’insicurezza dilagante. Chi ha ridato coraggio agli Usa (in meno di quattro mesi) è stato il presidente Bush.

È interessante notare la ricetta fiscale di Bush: «Manteniamo le tasse basse e i soldi che rimangono in tasca spendeteli per aiutare l’America e i lavoratori americani». A tutti ha anche chiesto di lavorare come volontari nel pubblico impiego e negli ospedali.

La Borsa non è crollata, le industrie non hanno ordinato licenziamenti massicci e la gente ha ripreso a vivere normalmente.

13 febbraio. Italia in missione

Oggi l’Italia ha compiuto una nuova missione umanitaria con un velivolo C-130 dell’Aeronautica Militare. Lo sforzo è notevole e si aggiunge ai già gravosi compiti in Bosnia, Kossovo, Albania, Macedonia e Libano, dove sono presenti migliaia di soldati italiani. Speriamo che in Italia venga data a questa attività il risalto dovuto. Qui la Cnn elogia giornalmente le azioni messe in campo dalle truppe Usa e dai loro alleati.

18 febbraio. Impressioni di guerra

Le mie impressioni sulla guerra:

a) è anomala e non si combatte con le armi classiche. I terroristi non vestono divise, non mostrano le armi, non colpiscono militari ma obiettivi civili che si trovano in discoteche o ristoranti, come sta avvenendo in Israele. Non sapendo dove e quando colpiscono è impossibile fermarli. Come l’esercito romano non sconfisse i pirati sul mare, ma scovandoli nelle loro roccaforti, rase al suolo e cosparse di sale, così l’attuale guerra impone la distruzione di tutte le basi e i centri di addestramento dei terroristi, dovunque siano. La qualità delle armi e dei sistemi di osservazione, la sorpresa, l’utilizzo di forze d’elite sono l’arma vincente;

b) la capacità di ascoltare, vedere e colpire dall’etere è un vantaggio ineguagliabile. «La qualità primeggia sulla quantità», almeno in questa prima fase;

c) la guerra durerà almeno tre anni, e gli Usa la continueranno finché si sentiranno minacciati;

d) le armi che più mettono in pericolo le civiltà occidentali sono le armi di distruzione di massa, poco costose e ormai di facile costruzione anche da nazioni povere.

e) se l’immigrazione clandestina riuscisse a far penetrare cellule terroristiche, negli Stati Uniti avverrebbe quello che sta attualmente accadendo in Israele (ma questo potrebbe essere anche il futuro dell’Europa, dove l’afflussso di clandestini è massiccio e talvolta incontrollato).

23 febbraio 2002. Van Gogh e Gesù

Questa sera ho partecipato ad un incontro presso la Parrocchia di St. Paul su “Dal profondo io grido a Te – Lettere e dipinti di Van Gogh”. L’incontro era stato preparato da Comunione e Liberazione insieme alla congregazione del Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti. Organizzato nei minimi dettagli, con tanto di buffet iniziale e servizio di baby sitter per le famiglie, ha avuto molto successo.

È bello partecipare alla freschezza dei primi passi dove è più esplicita l’affermazione che il figlio del falegname di Nazareth non era un semplice falegname ma era il figlio di Dio e che il «cristianesimo, prima di essere un insieme di dottrine o una regola per la salvezza, è l’avvenimento di un incontro».

15 marzo. Torno a casa…

Dall’Italia. Dopo più di tre mesi di permanenza i colleghi stranieri mi hanno salutato con un affetto ed un calore tipicamente italiani: la cordialità e la gioia di vivere che ci contraddistingue (oltre al sacrificio e alla professionalità) hanno lasciato il segno!

Gli Stati Uniti sono un Paese affascinante che gode, come l’Europa, di una libertà e di una democrazia non piovute dal cielo: per esse generazioni di uomini hanno combattuto e si sono sacrificati. Le persone con cui ho lavorato in queste settimane continuano a credere e a difendere insieme questi valori.

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