Cattivi maestri

Di Mamma Oca
28 Marzo 2002
“Maestro è chi introduce al mondo”

In questi giorni, dopo l’ultimo attentato terroristico, si parla di cattivi maestri, chi ha male insegnato, a chi. Forse per meglio chiarire il termine dovremmo sapere prima cosa intendiamo per maestro. Usando le parole di Hannah Arendt potremmo dire che sono maestri i genitori che danno la vita ai figli e «li introducono in un mondo». L’insegnante del film L’attimo fuggente non è un maestro, ma è sicuramente un esibizionista, (solo filmico, ma imitato da molti nella realtà), che si serve degli studenti per proclamare qualcosa di sé. Non apre alla realtà come faceva il maestro don Luigi Giussani, professore dell’Università Cattolica, che, nello sguardo annoiato della studentessa dell’ultima fila, riusciva a risvegliare quella scintilla di ragione, di bellezza e di libertà da cui poter cominciare. Chi ancora è maestro? Se si assiste all’esibizione di un gruppo di bambine in una gara di ginnastica artistica, si vede il tocco della maestra non tanto nella perfezione delle spaccate o nelle coreografie, ma nei particolari, nella cura data agli spostamenti di ognuno, nella posizione delle mani, frutto dell’insegnamento non di sole tecniche, ma di un amore trasmesso nell’ordine e nella bellezza. Oggi abbiamo elevato al rango di maestro chi di mestiere ha sempre fatto il buffone, che oggi forse se ne vergogna, chi è onorato di essere chiamato cattivo maestro, paragonandosi a Voltaire, chi, dal pulpito della palazzina Liberty occupata, negli anni ‘70 diceva le stesse cose di oggi, pur senza nobel e Berlusconi, in un’infinita esibizione-ripetizione di se stesso. Proprio qui sta allora la differenza, e ciò che fa di uno il maestro: colui che, all’“energia senza scopo e senza direzione” dei ragazzi, di cui ci parla Chesterton, sa dare una meta, una via da percorrere e fa perciò nascere qualcosa di nuovo, altro da sé.

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