A scuola di sussidiarietà
irca seicento politici locali e alti funzionari, tra febbraio e marzo, sono andati a “scuola”. Ogni sabato mattina, per quattro settimane, in Lombardia, Piemonte e Lazio, hanno partecipato ad impegnativi incontri di formazione organizzati da Asso (l’Associazione Scuole di Sussidiarietà Orizzontale, nata all’interno della Compagnia delle Opere) con la collaborazione della Fondazione Agnelli, di Aseri, dell’Irfod.
Cosa si studia
A tema la sussidiarietà: un principio affermato da tempo dalla Dottrina sociale della Chiesa, entrato di recente nella Costituzione Italiana (art. 118, II comma) e in diversi documenti del Governo attuale (ad esempio il Dpef). Nei corsi hanno relazionato circa settanta docenti, tra accademici di fama internazionale, funzionari, politici (ad esempio Buttiglione, Formigoni, Storace).
Lo scopo delle scuole è stato quello di approfondire le implicazioni di sussidiarietà e federalismo, in modo da evitare sia il riduzionismo, sia la retorica pervasiva intorno a questi concetti. Altrimenti, federalismo e sussidiarietà, valori costitutivi della tradizione italiana, rimangono slogan, non si traducono in modelli concreti, non offrono nuove chances alla società civile. Non si colma, allora, la forbice tra quanto si potrebbe fare e quanto concretamente si ottiene. Proprio l’analisi dei modelli concreti, la proposta delle best practies internazionali, l’approfondimento delle modalità di ottimizzazione di strumenti come l’outsourcing o il project financing, la considerazione delle criticità e delle virtuosità dei processi di federalismo, sono stati, invece, al centro di dodici incontri dove la sussidiarietà è diventata l’ipotesi di lavoro per affrontare le tematiche della globalizzazione, del decentramento, della sanità e dell’assistenza sociale, del finanziamento della scuola privata, del mercato del lavoro. Mentre le spinte riformiste sono frenate dalla contrapposizione ideologica e l’attuazione del federalismo sembra arenarsi nella confusione di un sindacalismo delle competenze tra i vari enti in causa, in tre Regioni italiane è stata così inaugurata una “scuola quadri”, rivolta a fare chiarezza e a riproporre, nel concreto, gli strumenti per promuovere una cultura della responsabilità. Quella cultura della responsabilità che manca completamente nelle varie forme di rigurgito ideologico cui oggi si assiste e che invece è connaturata nella tradizione di Welfare Society italiana, fatta di opere e di pluralismo, istituzionale e sociale. Da questo punto di vista, nella “scuola” la ripresa di questa tradizione è stata attualizzata e favorita attraverso la riflessione sull’esperienza, nella convinzione che solo così possa rinascere una vera cultura, fino ad una prassi amministrativa e politica, diretta a ridare centralità al valore irriducibile della persona e alla sua capacità di concorrere come protagonista alla costruzione del bene comune.
Ci si guadagna tutti
Le indovinate politiche di alcune Regioni italiane e numerose esperienze internazionali, peraltro, dimostrano come questa ridefinzione del rapporto tra pubblico e privato permetta un notevole guadagno in termini di dignità istituzionale, di capacità d’intervento e di coesione sociale. Il successo della scuola, sia come partecipazione che come adesione dei docenti, testimonia come sul principio di sussidiarietà orizzontale esista oggi una larga convergenza e una forte aspettativa, forse insperabile fino a qualche anno fa.
* Presidente Asso (Associazione Scuole di Sussidiarietà Orizzontale)
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