Zolli, il rabbino di Roma che si battezzò

Di Persico Roberto
04 Aprile 2002
“L’unico modo per resistere alle forze di distruzione sarà la diffusione del cristianesimo”

Judith Cabaud, Il rabbino che si arrese a Cristo,

120 pp. San Paolo, euro 12,50

«È singolare – annota Vittorio Messori nell’introduzione – gli italiani hanno dovuto attendere un’ebrea americana convertita al cattolicesimo per disporre di un primo libro divulgativo sulla storia del Rabbino Capo di Roma che chiese il battesimo, scegliendo il nome di Eugenio in gratitudine verso Pio XII per la sua carità verso gli Israeliti». Il fatto è che per la comunità ebraica romana il nome di Israel Zoller (poi Italo Zolli in ottemperanza alle leggi razziali fasciste) è ancora tabù. È un apostata, e non viene nominato volentieri. E per un malinteso senso di rispetto anche i cattolici evitano di ricordarlo. Sbagliando, perché la vicenda umana e spirituale di Zolli (che lui non volle definire conversione ma compimento) non ha niente di irriguardoso nei confronti del popolo di Israele. A raccontarla è oggi un’altra figlia di Davide (una madre di nove figli, di cui uno sacerdote di Santa Romana Chiesa) che, come lui, ha abbracciato la Croce riconoscendo in Gesù il Messia atteso dai profeti. Dalle sue pagine semplici e appassionate esce il ritratto di un uomo mite e buono, ma anche di profonda cultura, professore universitario di Sacra Scrittura apprezzato da tutta l’intelligentsia ebraica per la sua erudizione. Cresciuto nei boschi della Galizia asburgica, fin da bambino aveva mostrato un profondo sentimento religioso, e una netta avversione per i formalismi. Cerca nella Torah più l’amore di Dio che i precetti. Libero da pregiudizi, estende i suoi studi anche al Nuovo Testamento. Scrive un libro su Il Nazareno, e poco a poco si convince che è Gesù il “servo sofferente” annunciato da Isaia.

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