Il buon senso comune come cura

Di Mamma Oca
11 Aprile 2002
“Il contrario del pessimismo non è l’ottimismo, ma il realismo. Parola di G.K. Chesterton”

L’Italia è il paese più vecchio del mondo, il 25% della popolazione ha più di 60 anni, e a ben vedere è vecchio non solo perché non si fanno più bambini, ma anche per quella mentalità ferma, pessimista sulla vita, e senza responsabilità nei confronti del mondo. Una volta di persone di questo tipo si diceva che erano “vecchie zitelle”, identificando in chi non aveva figli l’acidità, il pessimismo e l’irresponsabilità, prerogative tipiche di chi non deve rendere conto a nessuno. Di vecchie zitelle è piena l’Italia, e non sono solo donne, e non sono solo ultrasessantenni quelli che si scandalizzano se all’età di quarantaquattro anni pensi ancora a creare qualcosa che faccia il mondo più bello per i tuoi figli, quelli che del mondo, o meglio dell’uomo, vedono, quasi per mestiere, solo le storture, quelli che scrivono, in una rubrica dedicata a genitori e figli, cose che fanno queste parole ancora più pesanti: «…massimamente iniquo (più iniquo di così non si può) pianeta cui apparteniamo. Forse sugli altri pianeti saranno magari brutti bruttissimi come E.T., ma peggiori di noi riesce difficili immaginarli». L’unica cura che conosco per queste persone è quella usata da tale Innocenzo Smith, studente inglese, nei confronti del suo professore E. Eames, fervido pessimista, che pensa che «la vita è davvero una cosa indegna», disgustose le cose che la gente comune fa, brutte quelle villette in mattoni «Ce n’è una con certe tende a pallini; guardatela»; e così il nostro Innocenzo lo aiuta, puntandogli una pistola addosso «conosco i vostri mali, e conosco l’unico rimedio mio caro», e mentre uno scappa sui contrafforti dell’università e l’altro lo insegue, l’alba li sorprende e il professore guarda il sole che rianima di colori tutte le cose «lo smalto verde di una guglia, i tegoli rossi di un villino», e desidera tornare alla vita, non senza essere costretto a ringraziare Dio per le anatre, i villini, la gente ordinaria, e le tende a pallini. Cura tratta da Le avventure di un uomo vivo di G.K. Chesterton.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.