Elena, la pagana curiosa
Evelyn Waugh, Elena. La madre
dell’imperatore, 198 pp. BUR – I libri dello spirito cristiano, Euro 7,20
Al cuore di Elena c’è uno stringato dialogo. Lui, Costanzo Cloro, governatore dell’Illiria, è un vero romano della decandenza: cinico, ambizioso, affascinato da culti esoterici che gli promettono il potere, racconta alla moglie le storia del toro di Mitra. Lei è Elena, figlia del re della Britannia, cresciuta in sella a un cavallo e mai a suo agio tra i lussi di Roma. «Quando l’ebbe terminata gli chiese “Dove?” “Dove?” “Sì, dove è successo? Hai detto che il toro si nascose in una caverna e che dal suo sangue si creò il mondo. Be’, dov’era la caverna quando non c’era la terra?” “È una domanda puerile” “Davvero? E quando è successo? Come fai a saperlo, se non c’era nessuno?”» È per questa semplice e concreta esigenza di razionalità e realismo, e per una invincibile inquietudine del cuore («“Sto benone, e ho sempre da fare; non faccio male a nessuno e faccio un po’ di bene a qualcuno, ho il più bel giardino della costa e una collezione di bronzi. Non ti pare una vita piena, questa?” “No, Calpurnia, non veramente piena” disse Elena»), che la madre dell’imperatore Costantino abbraccia l’annuncio di Cristo, e (a settant’anni, secondo la tradizione) decide di andare a toccare con mano le pietre su cui Lui ha camminato. Il libro di Waugh è, dichiaratamente, un romanzo.
Fedele alle fonti, dove queste sono reticenti inventa con garbo e libertà. Dipinge una tarda antichità scettica e credulona, fatua e vanagloriosa che somiglia molto a questa nostra epoca post-moderna. In cui si annuncia, impercettibile e solida, l’alba di un mondo nuovo.
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