Grandeur a bassa percentuale
ex Presidente del consiglio Giuliano Amato, nel presentare la sua ultima fatica letteraria, un pamphlet edito da laterza dal titolo Tornando al futuro, prende ad esempio Jean-Baptiste Colbert (1619-1683), ministro delle finanze del re di Francia Luigi XIV, il “Re sole”, ed indica come possibile riferimento per la sinistra italiana il “colbertismo” che, riassumendo, è possibile definire come l’intervento massiccio dello Stato nell’economia; intervento che ha come obbiettivo la potenza ed il prestigio della nazione. Oggi in Francia le due principali tendenze politiche sono rappresentate dai socialisti del Primo ministro Lionel Jospin e dai “gaullisti” del Presidente della Repubblica Jacques Chirac. Sul socialismo di Jospin non è necessario dilungarsi ed è sufficiente dire che, ancora oggi, i socialisti francesi vedono lo Stato come indispensabile creatore della ricchezza comune e quindi, in questo senso, motore dell’economia. Il “gaullismo” si adatta meglio alla definizione di “colbertismo”, nel senso che la sua principale preoccupazione è il prestigio, la grandeur della Francia ed è per garantire, sostenere, promuovere la grandeur della nazione che lo Stato non solo può, ma deve intervenire nell’economia. Di queste due concezioni del ruolo della politica e dello Stato nell’economia, la socialista e la gaullista, quella che più si avvicina al Colbertismo è senz’altro la gaullista. Il gaullismo sarà dunque il futuro della sinistra italiana e Jacques Chirac il suo modello?
Cosa dicono i sondaggi
Ma il gaullismo/colbertismo potrà davvero essere il futuro della sinistra italiana? I sondaggi relativi al primo turno delle elezioni presidenziali mostrano come Jacques Chirac e Lionel Jospin non raggiungano il 40% delle intenzioni di voto (Jospin 16,5% e Chirac 20% – sondaggio Ifop del 12-13 aprile).
È difficile vedere in questi dati il “colbertismo” come vincente. Nello stesso sondaggio i tre candidati dell’estrema sinistra, per la prima volta nella storia della V Repubblica, sono al 11% (Daniel Gluckstein, Pt, 0,5% – Arlette Laguiller, Lo, 7% – Olivier Besancenot, Lcr, 4%). Il rinnovamento della sinistra italiana dovrà quindi passare, sull’esempio francese, per la “dittatura del proletariato” new look?
Quello che è certo è che i francesi non ne vogliono sapere del liberalismo, qui appesantito dall’epiteto “ultra”, e lo testimonia il misero 3,5% che i sondaggi attribuiscono ad Alain Madelin (Dl – Droite Liberale), l’unico candidato a dichiararsi apertamente liberale, comportamento “spregiudicato” in un paese che muore di giacobinismo. Noi vogliamo bene alla Francia ed ai francesi e ci permetteremo quindi di augurare ai maestri di democrazia transalpini una possibile via d’uscita dall’impasse nel quale il loro bel paese si trova. Una salutare iniezione di “berlusconismo”.
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