Grandeur a bassa percentuale

Di Arrigoni Gianluca
18 Aprile 2002
I sondaggi danno Chirac e Jospin (assieme) sotto il 40% delle intenzioni di voto. È a questa sinistra “vincente” che si ispirano i riformisti di casa nostra?

ex Presidente del consiglio Giuliano Amato, nel presentare la sua ultima fatica letteraria, un pamphlet edito da laterza dal titolo Tornando al futuro, prende ad esempio Jean-Baptiste Colbert (1619-1683), ministro delle finanze del re di Francia Luigi XIV, il “Re sole”, ed indica come possibile riferimento per la sinistra italiana il “colbertismo” che, riassumendo, è possibile definire come l’intervento massiccio dello Stato nell’economia; intervento che ha come obbiettivo la potenza ed il prestigio della nazione. Oggi in Francia le due principali tendenze politiche sono rappresentate dai socialisti del Primo ministro Lionel Jospin e dai “gaullisti” del Presidente della Repubblica Jacques Chirac. Sul socialismo di Jospin non è necessario dilungarsi ed è sufficiente dire che, ancora oggi, i socialisti francesi vedono lo Stato come indispensabile creatore della ricchezza comune e quindi, in questo senso, motore dell’economia. Il “gaullismo” si adatta meglio alla definizione di “colbertismo”, nel senso che la sua principale preoccupazione è il prestigio, la grandeur della Francia ed è per garantire, sostenere, promuovere la grandeur della nazione che lo Stato non solo può, ma deve intervenire nell’economia. Di queste due concezioni del ruolo della politica e dello Stato nell’economia, la socialista e la gaullista, quella che più si avvicina al Colbertismo è senz’altro la gaullista. Il gaullismo sarà dunque il futuro della sinistra italiana e Jacques Chirac il suo modello?

Cosa dicono i sondaggi

Ma il gaullismo/colbertismo potrà davvero essere il futuro della sinistra italiana? I sondaggi relativi al primo turno delle elezioni presidenziali mostrano come Jacques Chirac e Lionel Jospin non raggiungano il 40% delle intenzioni di voto (Jospin 16,5% e Chirac 20% – sondaggio Ifop del 12-13 aprile).

È difficile vedere in questi dati il “colbertismo” come vincente. Nello stesso sondaggio i tre candidati dell’estrema sinistra, per la prima volta nella storia della V Repubblica, sono al 11% (Daniel Gluckstein, Pt, 0,5% – Arlette Laguiller, Lo, 7% – Olivier Besancenot, Lcr, 4%). Il rinnovamento della sinistra italiana dovrà quindi passare, sull’esempio francese, per la “dittatura del proletariato” new look?

Quello che è certo è che i francesi non ne vogliono sapere del liberalismo, qui appesantito dall’epiteto “ultra”, e lo testimonia il misero 3,5% che i sondaggi attribuiscono ad Alain Madelin (Dl – Droite Liberale), l’unico candidato a dichiararsi apertamente liberale, comportamento “spregiudicato” in un paese che muore di giacobinismo. Noi vogliamo bene alla Francia ed ai francesi e ci permetteremo quindi di augurare ai maestri di democrazia transalpini una possibile via d’uscita dall’impasse nel quale il loro bel paese si trova. Una salutare iniezione di “berlusconismo”.

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