Il termine appropriato? Martirio
Il passo che più mi ha colpito di questo libro che il lettore si trova tra le mani non è di pugno dell’autore. È una citazione che egli riporta in una nota. Si tratta di alcune righe di Lévy-Strauss: «Ho cominciato a riflettere – scrive autobiograficamente il grande studioso francese – in un momento in cui la nostra cultura aggrediva le altre culture, di cui perciò mi sono fatto testimone e difensore. Adesso ho l’impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia sulla difensiva di fronte alle minacce esterne e in particolare di fronte alla minaccia islamica. Di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della mia cultura». […] Il libro di Antonio Socci […] costituisce per l’appunto un momento importante di questa opera di scoperta, o meglio, di vero e proprio recupero dall’oblio. Esso ci aiuta a ricordare un grande rimosso: l’uccisione – vogliamo adoperare il termine appropriato? Il martirio – nel ‘900 di un enorme numero di cristiani. Non so dire se le cifre riportate sono proprio quelle, esatte alla decina e all’unità, ma la loro portata non può essere messa in dubbio ed è tale da lasciare senza fiato: sono oltre 40 milioni i cristiani uccisi per la loro fede nell’arco del secolo appena terminato, mentre si calcola che siano circa 160 mila le persone che ogni anno trovano la morte per lo stesso motivo. Inutile aggiungere che molti di più sono i perseguitati, coloro che subiscono restrizioni della loro libertà religiosa: che non possono aprire una chiesa, non possono assistere ad una funzione religiosa pubblica, non possono stampare i testi della propria fede. (dalla prefazione di Ernesto Galli Della Loggia)
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