La tolleranza è medioevale
Marcia Colish,
La cultura del Medioevo,
595 pp. Il Mulino,
euro 25,82
Ogni volta che un conflitto etnico insanguina qualche angolo del pianeta c’è qualcuno pronto a stracciarsi le vesti per il “ritorno al Medioevo” superstizioso, fanatico e intollerante. Ma anche se la battaglia a favore della verità storica sulla civiltà medievale sembra a volte disperata, vale la pena combatterla. Ne va della possibilità stessa della nostra cultura di ritrovare un volto umano. Il libro di Marcia Colish, professoressa di storia medievale europea all’università dell’Ohio, non ha nessun intento apologetico. È un denso, ampio, documentato saggio accademico che ripercorre mille anni di storia della cultura europea. Con una ipotesi ben chiara: «le fondamenta della storia intellettuale dell’Occidente furono poste nel medioevo e non in Grecia o a Roma nel periodo classico; i pensatori medievali svilupparono istituzioni, punti di vista e metodi che aiutano a spiegare perché l’Europa sia l’unica società tradizionale conosciuta nella storia a essersi modernizzata dall’interno». Mentre islam ed ebraismo sono maggiormente irrigiditi da una stretta ortodossia dottrinale, la cristianità medievale sa accogliere e rielaborare temi e suggestioni dall’antichità classica e dalle culture vicine, sviluppando all’interno una pluralità di punti di vista e all’esterno una più tardi ineguagliata capacità di dialogo con l’altro (mai cristiani, ebrei e musulmani hanno convissuto in pace come nella Spagna del Trecento). Saranno piuttosto i parti della modernità – riforma protestante e Stato nazionale – a rendere di nuovo sinonimi, come nell’antichità, “diverso” e “nemico”. E a preparare le strade all’intolleranza moderna.
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