I maschietti, fino ai cinque mesi, preferiscono giocare con le bambole. Cinque mesi… Mon Dieu!

Di Marcella Manghi
13 Gennaio 2014
I giocattoli e le differenze di genere. Quando l'esperienza familiare insegna quel che gli studi di psicologia sperimentale ancora non comprendono

Cinque minuti. È il tempo che è durato il ringhiare di Giò contro la zia Betta. Per il suo ottavo Natale, lei – zitella impenitente – ha pensato bene di omaggiare il nipotino con un creativo set di presine-fai-da-te a punto croce. Se non fosse stato per il canino da latte dondolante da due giorni, lui l’avrebbe già azzannata alla giugulare.

Appartateci noi due sole, tra un morso di pandoro e l’altro, Betta mi spiega che il dono non è frutto di un errore, ma di una precisa scelta: è andata a far incetta di regali in uno di quei grandi magazzini di giocattoli che ora – per policy progressista – combatte le differenze di genere: niente più scaffali separati per maschi e femminucce, ma tutto assortito solo per età. C’è da dire che Giò – in barba alla vittoria sugli stereotipi sessisti – si è ripreso in fretta; il tempo di realizzare che con gli aghi – destinati al ricamo – può improvvisare un rito voodoo conficcandoli dritti sulla ‘Principessa fiorellino’ della sorella. La bambina non se ne accorge nemmeno, tanto è intenta a ombrettarsi gli occhi di blu, mostrandosi – all’opposto del fratellone – più che soddisfatta del regalo della zia.  Quando poi mi domanda di aiutarla con il trucco, poiché da sola non riesce bene, non mi tiro certo indietro; ed è qui che mi rendo conto che la palpebra turchina non è altro che una spennellata di solfato di rame. C’è da dire che il Piccolo chimico le è piaciuto.
Così, davanti ai libretti d’istruzioni che finiscono dritti nel camino insieme alle carte natalizie, la Betta non fa una piega. Anzi, pare forte di argomentazioni. Tira in ballo un recentissimo studio di psicologia sperimentale, secondo cui – testuali parole – “I maschietti, fino ai cinque mesi, preferiscono giocare con le bambole”. La biologia insomma sarebbe dalla sua parte, le pressioni sociali cospirerebbero dall’altra. Ora. Cinque mesi… Mon Dieu!
– Betta, va bene che non hai figli, ma hai idea che un pupattolo di quattro mesi è un sacco di patate che nemmeno sta seduto? Come fa – addirittura – a preferire di giocare con le bambole? Certo, a meno che, non si intenda qualcosa con le tette. Allora ci siamo. Ma se metti solo una Barbie di plastica secca davanti a un lattante affamato, è capace di sgengivartela dalla punta dei piedi ai polpacci, riducendola in condizioni che nemmeno l’acido!…

Sarà, ma io continuo a nutrire dubbi sul voler appiattire a tutti i costi le differenze. Sono convinta che i ragazzi abbiano pur sempre delle aspettative. Se a suo tempo mia figlia si è lamentata del cubo di Rubrick perché l’oggetto era troppo piccolo per ballarvici su, ci sarà pure un motivo. Qualcuno potrebbe obiettare che i maschi sono più elastici. In effetti, lo scorso settembre, sono riuscita a convincere il mio settenne a strapparsi la maglia di El Shaarawi e a indossare un grembiule da cucina. Ho fatto scegliere a lui cosa cucinare nel dolce forno e devo ammettere che è stato serio al gioco fino alla fine. Peccato che la nostra vicina – invitata per il tè del pomeriggio – non sia riuscita ad entusiasmarsi per le lucertoline arrosto.

Oddio, quest’idea di non separare gli oggetti destinati a lui/a lei, di non stereotiparsi troppo sui modelli, non è del tutto malvagia: basta che la si declini in maniera opportuna, diciamo quando i bambini sono ormai diventati uomini e donne.

Ad esempio, perché i negozi non iniziano a gettare il parapiglia fra gli articoli destinati ai presenti di San Valentino? Non vedo l’ora di vedermeli tutti rimestati come gli ingredienti della maionese. Così, dopo decenni che regalo a mio marito la solita cravatta, sarà la volta buona che mi sentirò autorizzata a presentarmi con un oggettino non banale: un ferro da stiro o una bella macchina per stender la pasta in casa.
Su articoli di questo tipo sarei disposta a dispensare magnanimi margini di elasticità.

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3 commenti

  1. giovanni

    Mauro Maverna, allora non si facevano stupide classificazioni……..

  2. alessio 1977

    Ma li pagano pure sti “studiosi” di psicologia sperimentale ?Ah ah ah

  3. domenico b.

    ho un mio cugino che da piccolo (7/8 anni) giocava con le bambole. Quando ci trovavamo a me faceva venire il nervoso perché io volevo giocare a calcio. I miei genitori e i miei zii ricordo che si facevano delle gran risate. Si è sposato prima di me……… odddddioooo…..adesso che ci penso, a mio figlio piace cucinare…..aiutooo!!!!

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