Vini per miracolo (e per teatro)
Sono tiepido nei confronti del vino “costruito” a tavolino, del grande rosso perfetto, del vip che investe nella zona giusta e va in copertina. Perché la storia di tanti successi, in Italia, l’hanno costruita sempre quelli che hanno creduto in qualcosa, che non era mai business o tecnica di cantina. A Modena, sabato e domenica si tiene “Lambrusco Mio”, una manifestazione dedicata al vino più fragrante d’Italia che bisogna spiegare alla gente che è buono. E come se è buono con quella spalla cotta che il Club Papillon Giovanni Guareschi ha accostato con il sommo “Concerto” dell’azienda Ermete Medici di Reggio Emilia. Dalle parti di Imola, all’azienda Tre Monti, la famiglia Navacchia (sabato sera) fa festa con la recita di Accadde a Cana, la piéce scritta da Luca Doninelli e recitata dal bravo Giorgio Bonino. E “quel” vino del miracolo poteva benissimo essere “Thea”, un sangiovese superiore dedicato alla moglie del titolare, donna tenace, una di quelle che ha creduto nel vino ed ha lasciato un segno per tutti. A Torgiano lo stesso segno si coglie andando dai Lungarotti, dove c’è uno dei più bei musei del vino (belli proprio per le cose belle che Giorgio Lungarotti e sua moglie hanno scovato per il mondo per tutta una vita). Solo questi tre vini, il “San Giorgio” rosso di Lungarotti, il “Thea” della Tre Monti ed il “Concerto” di Medici, sono capaci di fare dei racconti della medesima intensità del miracolo di Cana. Sono nati per una fede, infatti.
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