elezioni in clima di mattanza
In Colombia i due partiti tradizionali sono il Liberale e il Conservatore, che dichiarano di richiamarsi ai due “padri della patria”, Santander per i liberali e Bolívar per i conservatori. Il Partito Liberale sta oggi nell’Internazionale Socialista, quello Conservatore nell’Internazionale democristiana. Alle ultime elezioni il conservatore Andrés Pastrana, giovane e fotogenico nonché figlio di un altro presidente, molto simile a Aznar e Fox anche dal punto di vista fisico, fu eletto con appoggi che andavano dagli Usa, alla Chiesa e all’imprenditoria, fino all’area liberale dissidente del vicepresidente Gustavo Bell e a settori di sinistra, con lo stesso Gabriel García Márquez. Da una parte, si presentava infatti come uomo del rinnovamento di fronte al grave scandalo di finanziamento da narcodollari in campagna elettorale che aveva messo il presidente liberale Ernesto Samper nella lista nera Usa, con divieto di entrare in territorio Usa e sospensione di gran parte degli aiuti economici. Dall’altra, era l’artefice di un processo di pace con la guerriglia. Ma le Farc lo hanno preso in giro, continuando ad attaccare e sequestrare mentre parlavano. Il processo è così fallito, e il discredito ha travolto l’intero partito conservatore, che ha ritirato il proprio candidato perché troppo in basso nei sondaggi. Horacio Serpa Uribe è il candidato liberale ufficiale. Già vice-presidente di Samper, e finito anche lui nella lista nera Usa. Si presenta come candidato di sinistra classica, con toni assistenzialisti e populisti e di polemica contro il “neo-liberismo”. Álvaro Uribe Vélez, ex-governatore di Antioquia (il dipartimento di Medellín), è un liberale dissidente che ora corre da solo con l’etichetta di “Primero Colombia”. Ormai lo appoggiano anche i conservatori. La sua linea dura con la guerriglia lo ha fatto schizzare, nei sondaggi, fino al 62%. Poi gli sono piovute accuse da parte di Serpa di collusione con i paramilitari, le bande armate che affrontano la guerriglia con mezzi identici a quelli dei guerriglieri, e Uribe è sceso sotto il 50%, ma è comunque sempre in testa di dieci punti su Serpa. Secondo Americas Watch, almeno nel 10% dei comuni colombiani il voto non sarà libero. Lucho Garzón, sindacalista, è alla testa di un fronte tra sindacalisti, ex-guerriglieri e partitini di sinistra che si autrodefinisce “Polo Democratico di Sinistra” e che dal 2% scarso è oggi salito al 7% delle intenzioni di voto, e punta ad arrivare al 15% e a essere determinante per il ballottaggio. Ideologicamente è più vicino a Serpa, ma al momento dell’attentato è stato il primo a telefonare a Uribe per dirgli di “tener duro”. Rispetto alle sinistre radicali colombiane del passato, questo Bertinotti locale ha definitivamente rotto con ogni indulgenza per la guerriglia. Gli stessi ex-guerriglieri che stanno con lui parlano di “deriva criminale” delle Farc («noi non ammazzavamo i prigionieri, né mettevamo bombe»). Noemi Sanín, già esponente di spicco del Partito Conservatore e ministro degli Esteri, corse già alle scorse elezioni come indipendente in un movimento terzaforzista, che oltrepassò clamorosamente il 20% dei voti alle scorse presidenziali. Ora però il suo Movimento “Sì Colombia” è in crisi, e annaspa sotto il 5%. Diciamo che è una specie di Segni colombiano in gonnella, i cui discorsi sul “rinnovamento istituzionale” sembrano esangui di fronte alla mattanza in corso. Ingrid Betancourt, candidata del partito da lei fondato “Ossigeno Verde”, è nota all’estero (per i suoi libri e le sue importanti parentele francesi). Quando è stata sequestrata dalle Farc ha avuto perciò uno spazzio mass-mediatico inusitato. Ma non oltrepassa il 2% delle intenzioni di voto. Il generale Harold Bedoya, ex-comandante dell’esercito, è l’ultimo candidato. Ma ai colombiani non piacciono i militari in politica, e non arriva all’1%. Si vota al primo turno il 26 maggio. Se nessuno ottiene la maggioranza assoluta, al secondo turno vanno i due candidati più votati, il 16 giugno.
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