Marcetta ciao
Che c’entra “Bella ciao” con la marcia II (la vendetta?) per la pace Perugia-Assisi? E la maglietta del divo Che Guevara, sudamericano in stretta parentela con Tex Willer, immortalata da mille telecamere? C’entrano eccome. Tutte e due calzavano a pennello con il succo dell’iniziativa, partigiana nella sostanza al di là di un vago tentativo di mettere le cose in equilibrio almeno dal punto di vista formale. D’altronde, un israeliano pacifista da intervistare si trova sempre. I Diliberto, i Rutelli e il leader in pectore dei Ds Sergio Cofferati si sono detti scandalizzati dell’assenza di rappresentanti della maggioranza. Furbetti gli oppositori del regime nonché paladini della democrazia in pericolo. Perché i molto sinistri e poco centristi avrebbero visto bene in cammino su quella salita Berlusconi, Fini e Bossi a prendersi fischi, insulti e magari mazzate (per carità, metaforiche) secondo la tradizione di quei radiosi Primo Maggio, quando diccì ed altre espressioni di cattolicesimo vivace se la passavano male in piazza, illudendosi che la festa fosse pure la loro. Invece gli facevano la festa (tutt’altro che metaforica). Poi la festa è finita. Da allora: ciao belli!
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