Quella strana aria di recessione politica

Di Tempi
23 Maggio 2002
Non abbiamo sondaggi tra le mani e, francamente, non ci interessa procurarcene.

Non abbiamo sondaggi tra le mani e, francamente, non ci interessa procurarcene. Domenica un pezzo d’Italia andrà alle urne e le urne diranno – profetizzano le nostre antenne – che il nuovo governo proverà i primi sudori freddi. Poi verranno le distrazioni mondiali, ma intanto, domenica prossima potrebbe andare così (che se poi Berlusconi va da Vespa e fa una delle sue performance che raddrizzano la partita, beh buon per noi): che la Casa delle Libertà conquista qualche comune rosso sfiancato da mezzo secolo di regime locale e va in affanno dove invece dovrebbe stravincere. In cambio si potrebbe scatenare il partito dell’astensione (diciamo che arriva a sfiorare il 40%?). Perché? Nostalgia delle cipolle del centro-sinistra? Impossibile. L’anima margheritico-diessina è talmente fuori dalla realtà che ogni suo eventuale successo non può essere che il frutto di un qualche autogol delle forze di governo. Quali autogol? Certi litigi interni, certo sfilacciamento sul territorio. è vero, manca il personale politico e la politica, almeno quella locale, non è più tanto ambita. Con tutte le complicazioni che esso comporta (il controllo di “legalità” dei tribunali, quello “spontaneo” dei comitati mediatizzati e quello spregiudicato dei notabilati locali), il mestiere di amministratore è una cosa che richiede più sacrificio che visibilità. Vero è anche che questo genere di competizioni non sono attraversate dalle pulsioni forti della politica nazionale. Eppure sarebbe un errore grave sottovalutarle. Anche sul piano psicologico l’Italia avrebbe bisogno di veder confermato il trend europeo che pure ha contribuito ad avviare, anticipando di un anno il pensionamento della socialdemocrazia continentale e la valanga di novità politica che si va affermando in tutta Europa.

Ps: Settimana scorsa, dopo il nostro servizio sulla deriva mediorientale della Colombia, l’Unione Europea ha inserito i guerriglieri Farc nella lista delle organizzazioni terroristiche. Che a Bruxelles ci sia qualcuno che legge Tempi?

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