Baruffe genovesi
Prove tecniche per una sconfitta elettorale. Accade a Genova, città di oltre 900 mila abitanti dove il centrodestra negli ultimi mesi ha fatto di tutto, o quasi, per perdere le comunali di domenica prossima. Pesa innanzitutto la divisione a destra dato che la Lega appoggia Sergio Castellaneta che si è presentato da solo, sostenuto da una lista autonoma. Il Polo sostiene Rinaldo Magnani e l’Ulivo in modo compatto si è schierato per il sindaco uscente Beppe Pericu. All’interno di Forza Italia è ancora in corso l’antica lotta di correnti di moda al tempo della Dc. A litigare sono proprio due ex democristiani di razza: l’imperiese Scajola, attuale ministro degli interni e lo spezzino Luigi Grillo, presidente alla commissione lavori pubblici del Senato. Castellaneta è un personaggio molto conosciuto in città, una specie di istrione della politica. Ex leghista, alle regionali era con il Polo, mentre alle scorse elezioni comunali per poco non precedette Pericu. Anche Magnani è molto noto e può vantare un ottimo cursus honorum; ex socialista, è già stato presidente dell’autorità portuale, presidente della provincia di Genova e presidente della Regione. Ha 72 anni e personifica un po’ la vecchia politica, anche se nella cerchia del centro-destra si dice che sia stata una scelta per perdere con onore. Sul versante di Palazzo Tursi, il sindaco Beppe Pericu, anche lui ex socialista, ha dalla sua l’effetto sindaco e pare non abbia né grossi meriti, né grossi demeriti. Ma il passo falso lo ha fatto lo scorso luglio con l’appoggio ai no global che come è noto hanno messo a ferro e fuoco la città. Un fatto che i genovesi gli faranno pagare caro, come non gli lasceranno passare la sua presenza a Porto Alegre, la cittadina brasiliana dove si è tenuto il forum mondiale antiglobalizzazione.
Certo non gli gioverà la presenza di candidati come Laura Tartarini (Prc), avvocato dei no global e di Giuliano Giuliani, padre del ragazzo ucciso durante gli scontri. Su questo perderà voti e gli avversari sperano di costringerlo al ballottaggio. A suo sfavore c’è anche l’area di astensione al voto che i sondaggi danno attestata attorno al 20 per cento. Disaffezione che sotto la Lanterna pare peschi più a sinistra che a destra. Lo scontro si gioca anche per la Provincia dove Marta Vincenzi, presidente uscente, non era ricandidabile in quanto esponente del correntone di Berlinguer. In lizza per palazzo Spinola ci sono due ex democristiani: Roberto Bagnasco (Casa delle Libertà) e Alessandro Repetto (Ulivo). Un sondaggio di 10 giorni fa condotto da Swg, attesta Pericu al 58 per cento, Castellaneta, al 21,5 mentre Magnani si fermerebbe solo al 14 per cento. Migliori per il centro-destra i dati relativi alla Provincia: Bagnasco è dato al 36 per cento mentre Repetto si attesterebbe attorno al 50 per cento. Eppure Genova è una città in cui i problemi non mancano. Traffico, immigrati, sicurezza e riconversione di aree dimesse come quella di Cornigliano sono i punti caldi. Sulla bocca di tutti poi c’è anche il caso Fiumara. Un’operazione immobiliare di oltre 150 milioni di euro condotta dalle Coop emiliane con il beneplacito della sinistra rivierasca. Proprio in queste settimane l’area ancora in costruzione è stata ceduta a un gruppo d’investimento tedesco. Speculazione bolscevica, hanno gridato dal centro-destra, che «ha fatto incassare un bel gruzzolo alle cooperative rosse». L’arrosto dunque c’era; peccato che con le beghe interne il centro destra lo stia mandando tutto in fumo.
Pierluigi Castagneto
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