Sporcate pure
Vedere i muri imbrattati può suscitare indignazione, ma l’apparenza inganna. Se scritte, disegni ed altre espressioni artistiche sono nate come esigenza di alcuni gruppi, crew, o posse per esprimere il loro disappunto nei confronti del conformismo urbano, per dichiarare la loro passione per i generi musicali rap e hip-hop, o solo per esprimere la loro creatività, molto è cambiato.
Spesso, dietro a tanta espressività oggi si celano grossi business in incognito. Si tratta, spesso, di “street marketing”, ossia di marketing di strada, un fenomeno in Italia solo agli albori rispetto a Usa e Germania.
Qui grosse aziende come Nike, ad esempio, hanno assoldato clandestinamente ragazzi che riempissero i muri con la sagoma scorpione insieme al loro segno distintivo, lo “swoosh”, pur di comunicare il loro coinvolgimento con il calcio in modo apparentemente fuori dagli schemi.
Anche Sony, in occasione di speciali concerti, ha assoldato schiere di giovani che coprissero le città d’adesivi pubblicitari. Il prezzo della libertà d’espressione è sempre più alto.
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