Povertà, commuoversi non basta

Di Tempi
23 Maggio 2002
Tonio Attino, È povero, s’impicca per la vergogna, La Stampa, 16 maggio

Tonio Attino, È povero, s’impicca per la vergogna, La Stampa, 16 maggio.

«Il computer, la playstation, i suoi pochi compact disc in fila. Il suo mondo era tutto qui, in un angolo della sua casa, neppure una cameretta. Qui, dove viveva circondato da una povertà che evidentemente non riusciva a sopportare, si è ucciso martedì sera un ragazzino di 14 anni».

Sandro Mangiaterra, Vivere con mille euro al mese, Panorama, 16 maggio.

Si tratta di un sondaggio in quattro case, da Milano a Siracusa, di famiglie che vivono con soli mille euro al mese. «Inim, 15 anni, mostra con orgoglio il suo maglioncino rosso molto trendy. È costato solo un euro». «Un semplice, quanto fermo “no, grazie” detto ai colleghi tutti i giovedì sera, quando si ritrovano in pizzeria». «Vacanze? Beh, d’estate andiamo a prendere il fresco alla Villa comunale e il sole sugli scogli, in via Caracciolo». «Una pizza e un cinema sono un lusso da concedersi una volta l’anno».

Piero Gheddo, Cosa serve ai poveri, Vita, 24 maggio.

«Ecco in sintesi quel che penso. Per poter veramente aiutare i poveri, non basta commuoversi di fronte a un popolo che muore di fame o vive in estrema miseria. Mi sono commosso anch’io, visitando decine e decine di baraccopoli in ogni continente e di regioni devastate dalla carestia, dalla siccità, dalla guerra, dal colera e dall’Aids: è bene commuoversi, ma non basta».

Ernesto Galli della Loggia, La frattura invisibile, Corriere della Sera, 20 maggio.

«La divisione ideologica est-ovest fungeva da linea d’unione tra nord e sud. È stato uno dei pochissimi meriti storici del comunismo. Per il tramite del comunismo e del marxismo da cui esso traeva origine, l’Europa e il suo retaggio ideale, molti dei suoi libri, magari fraintesi, impoveriti, appiattiti pur tuttavia avevano modo di entrare in contatto e di essere fatti parte da vaste parti del mondo non occidentale». Adesso la funzione di nesso tra Occidente e Sud del mondo l’avrebbe assunta la Chiesa, «sorta di trasfigurazione cristiana di un’ideologia da Nazioni Unite».

Commento

La povertà esiste ed è diffusa e riguarda la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne. Da una lettera del numero di maggio di Tracce: «Siamo andate a vedere il lago Pampulha, a Belo Horizonte. Nessuno di noi l’aveva mai visto perché l’autobus costa e in casa abbiamo difficoltà economiche. Di fronte a quella bellezza Tatiana si è commossa e ha detto lapidaria: “Il lago non è come riso e fagioli!”. Vale a dire: della bellezza non si è mai sazi». Per affrontare la povertà non bastano le playstation, le rinunce, la commozione e l’ideologia. Per affrontare la povertà è necessario incontrare qualcuno che, cercando come può di rispondere ai bisogni, li condivida, cioè comunichi un senso, una bellezza della vita, che tutti desideriamo. Perché dobbiamo scoprirci tutti poveri, quali siamo. Infatti, paradossalmente, sono solo i poveri che aiutano gli altri poveri. Il povero non ha bisogno solo di un pezzo di pane, ma di uomo che glielo dia, che lo mangi con lui, comunicandogli se stesso e quello in cui crede come verità di tutto. La prima arma per vincere la povertà è l’educazione, cioè il metodo con cui la Chiesa affronta la povertà non è quello delle Nazioni Unite: si chiama missione.

*Giovani della Università Cattolica di Milano

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