Senso dello Stato? No, del Pubblico
Il verdissimo “Common” al centro di Cambridge (che i profani scambiano per parco) risale agli antichi tempi dei pascoli e della comune proprietà. È una parola chiave in Gran Bretagna, dai molti significati e usi e testimonia di grandi, antiche libertà. Mentre lo attraverso in bicicletta mi accorgo che nell’erba alta – ancora non sono state reintrodotte le mucche, dopo l’afta – si delinea un nuovo sentiero, tracciato dall’uso “comune” della gente. Utile per chi voglia andare in diagonale allo shopping center o anche solo evitare l’ingorgo di bici e pedoni nei momenti di punta. Anni fa lo stesso uso comune aveva convinto il Comune della necessità di asfaltare un nuovo sentiero, questo trasversale. La gente a poco a poco passando sul medesimo tracciato per non rovinare l’erba di tutti – volendo potrei io stessa tenerci cavalli o erbivori grossi tanto da non passare tra le sbarre di accesso – impone la soluzione a una propria esigenza. Non burocrati a tavolino in una sede più o meno lontana. Ecco di colpo lampante il significato di “Common Law”, quella cosa impalpabile eppure vitalissima e quintessenziale dell’Inghilterra, come la Costituzione non scritta ma fondamentale e la monarchia sontuosa e regalissima ma con meno potere del più scalcagnato presidente. Se dopo 24 anni ho afferrato l’arduo concetto col cervello, non significa che l’abbia davvero assimilato col cuore, nelle viscere, che restano italiane, centraliste, statal-staliniste con punte giacobine. Spesso mi trovo a dire: “Bisognerebbe fare una legge su…” o “che…” e mio marito purosangue inglese mi rimbrotta: «La legge è consenso; è inutile fare una legge che la gente non è disposta a obbedire». Se però la maggioranza è d’accordo allora la contravvenzione è un sacrilegio. Un’infrazione dell’antico patto comune. Perchè con la legge va di pari passo la sua applicazione. Non a caso il verbo enforce in italiano non esiste e si traduce approssimativamente con giri di parole come “far rispettare”. Mesi fa era stato proposto l’abbassamento del limite di velocità in città; la polizia lo fece rifiutare perchè difficile da enforce; meglio i 50 con limite di tolleranza zero che i 30 continuamente infranti. E la legge, che è consenso, quando è approvata annulla le precedenti in materia, entra subito in vigore ed è rispettata. L’Italia di leggi ne ha fin troppe e parecchie ottime, ma spesso contraddittorie, senza consenso, non rispettate, e quindi del tutto nulle.
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