L’ora di Religione

Di Mieli Paolo
30 Maggio 2002
Religione a scuola. Non solo un film (di noia mortale), ma certo l’ora più bistrattata. Da abolire? Sentite cosa ne pensa un illustre laico e miscredente

o, non sono cattolico, la mia famiglia è di origine ebraica, e quando ero a scuola, trentacinque anni fa, ero esonerato dall’ora di religione. Quindi, non le frequentai. Finché nel ginnasio della mia scuola, un liceo romano molto prestigioso, il “Tasso”, venne un sacerdote, ricordo il nome, si chiamava don Tarcisio, che incuriosito, perché muovevo i miei primi passi nella politica, un giorno mi invitò a restare in classe all’ora di religione e chiacchierò con gli altri studenti miei compagni e me durante quest’ora. Da quel momento, per i successivi cinque anni io rimasi, per scelta, a tutte le lezioni di religione e questo dialogo, a volte puntuto, a volte condotto in spirito di franchezza e onestà, non un dialogo compiacente, è stato un momento fondamentale della mia vita di individuo.

L’ora della scelta

Io ero un non credente, che invitato a partecipare a quell’ora, quell’ora la sceglieva volontariamente, a differenza di tutte le altre ore di scuola. Le altre ore di scuola le facevo perché ero tenuto a farle, perché la famiglia mi obbligava a farle, perché dovevo crescere, dovevo diplomarmi, dovevo prendere la maturità e poi laurearmi. Quell’ora, invece, me la sceglievo, per cui è con una certa emozione che parlo per la prima volta degli insegnanti di religione perché, nella storia della mia giovinezza, l’ora di religione è l’ora della scelta, l’ora della libertà, l’ora del confronto, l’ora della crescita. Quelli erano anni chiusi, molto chiusi, in Italia, e non credo che tutte le lezioni dell’ora di religione fossero come quelle che si svolgevano nella mia classe. Ebbi la fortuna di incontrare un prete particolarmente aperto di idee, voglioso di fare un esperimento, di mescolare insieme, di cimentarsi pubblicamente, educare gli studenti a cimentarsi con qualcosa di diverso da loro, e questo fece sì che non solo io partecipai volontariamente all’ora di religione, ma anche studenti che prima, in quell’ora di religione si distraevano, andavano fuori con un pretesto, a poco a poco, invece, quella diventò un’ora mirata nel nostro arco settimanale, l’ora più importante. Io credo che oggi le cose siano diverse da come erano, per tutti, allora. Ma sono convinto che le ore di religione o tendono a diventare le ore più importanti o non sono. Parliamoci in spirito di sincerità. La verità è che per le altre lezioni si può insegnare senza essere testimoni. Questo, almeno per quella che è la mia conoscenza della scuola. L’ora di religione può essere vera, può essere autentica solo se è l’ora centrale nel panorama dell’insegnamento, dove si affrontano i temi della crescita, nella consapevolezza di che cos’è la religione cattolica nella Storia d’Italia, da 2000 anni a questa parte, quindi della Storia d’Italia che non comincia nel 1861, ma che comincia 2000 anni fa. È il momento in cui, lasciando perdere la specificità delle altre discipline, il ragazzo che si fa uomo, il ragazzo che si fa uomo e cittadino, si confronta con un senso di profondo e si confronta con lo spirito del popolo in cui vive, anche per un ragazzo di origini ebraiche, come ero io.

Si discute spesso di affiancare, ai modi di insegnamento della religione cattolica, l’insegnamento della storia di altre religioni. È una teoria che mi lascia freddo. Perché, se è fatta nello spirito di cui vi sto parlando, l’ora di religione è di sua natura un confronto con le altre religioni. Questo è il bagaglio che un non cattolico si è portato appresso per quello che ha appreso con quel prete 35 anni fa. L’ora di religione è il momento in cui il ragazzo che si fa uomo si cimenta con lo spirito profondo suo, le cose che non conosce di sé, della sua famiglia e del popolo in cui vive, e della storia di questo popolo, da 2000 anni a questa parte. Penso che l’ambizione degli insegnanti di religione debba essere quella di porsi non con un’ottica difensiva dell’ora di religione, ma in un’ottica super propositiva. Cioè di proiettare l’ora di religione ad una centralità nell’insegnamento.

(trascrizione dell’intervento svolto al convegno nazionale insegnanti di religione, Milano, 7 maggio 2002)

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