Stop agli steccati sull’ora di religione. Grazie alla Moratti
L’insegnamento della religione nelle scuole è tornato a far parlare di sé. A muovere le acque è stato il disegno di legge messo a punto in febbraio dal ministro Letizia Moratti che ha riconosciuto lo stato giuridico degli insegnanti di religione, istituendo per loro i ruoli, in attuazione dell’Intesa del 1985 tra Stato italiano e Cei. Finalmente agli insegnanti di religione è assicurata pari dignità rispetto ai loro colleghi e la possibilità dell’assunzione a tempo indeterminato (tra le proteste di Cgil e Cobas, in questo caso, chissà perché, favorevoli al precariato). Intanto, si riapre il dibattito sul valore dell’andare a “scuola di religione” e sul ruolo stesso degli insegnanti di religione. Ha affrontato questi temi il Convegno nazionale degli insegnanti di religione organizzato il 7 maggio scorso dalla rivista Documenta, dal sito www.culturacattolica.it , da Diesse (Didattica e Innovazione Scolastica, associazione nazionale d’insegnanti) e dal sindacato Snadir, al quale ha partecipato tra gli altri Paolo Mieli (direttore editoriale Rcs), intervenuto sul tema “Il valore dell’ora di religione cattolica nella scuola, oggi. Perché l’insegnamento della religione cattolica offerto a tutti nella scuola?”.
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