Bulgaria, un Papa per amico
Perfino in occasione della visita del Papa a Sofia, a proposito dei rapporti tra cattolicesimo e Bulgaria i giornali si sono limitati a parlare dell’attentato di Alì Agca. Eppure, c’è qualche storia che avrebbe meritato un’attenzione diversa. Nel 1992 i cattolici erano 53.074, su 8.487.317 bulgari. Meno dell’1%. Ma è un 1% che si distingue tra tutte le minoranze cattoliche in terra ortodossa. Non discendenti di stranieri o matrimoni misti, che costituiscono la quasi totalità del cattolicesimo in Russia o in Serbia. E neanche comunità la cui nascita fu favorita da una potenza cattolica occupante, fosse essa la Polonia-Lituania in Ucraina o l’Austria-Ungheria in Romania o la Repubblica di Venezia nelle Isole Ionie.
I cattolici sono la patria
Al contrario: la comunità cattolica bulgara, è talmente “nazionale”, che si è permessa il lusso di fare da pungolo “patriottico” verso la stragrande maggioranza ortodossa. In Bulgaria, c’era la storica “sudditanza” della fede ortodossa verso il mondo greco, da cui era arrivata. Già nel IX secolo, il principe bulgaro Boris I aveva chiesto missionari a papa Nicola I per convertire il suo popolo dal paganesimo, e solo per la latitanza di quel Pontefice si era poi rivolto a Costantinopoli. Nel 1204 lo zar Kaloyan passò dall’ortodossia al cattolicesimo, anche se poi nel 1235 il successore Ivan Assen II tornò sotto Costantinopoli. Una forte comunità cattolica si formò in seguito nella regione di Chiprovtsi, per l’immigrazione di minatori tedeschi che si sposarono con donne bulgare. Nel 1601 i cattolici di Chiprovtsi ottennero dal Papa la nomina di un loro monaco a vescovo della Bulgaria. Questa diocesi ebbe un ruolo importantissimo nella tutela dell’eredità culturale bulgara durante il periodo della dominazione ottomana. Ma nel 1688 mentre l’esercito ottomano assediava Vienna i cattolici di Chiprovitsi si ribellarono, trascinando tutta la Bulgaria all’insurrezione. La repressione spense la comunità nel sangue.
E i turchi i primi tiranni
Nel 1767 i turchi tolsero alla Bulgaria l’ultima vestigia di autonomia, sopprimendo l’arcivescovato di Ocrida per mettere la chiesa autocefala sotto la gerarchia greca del Patriarcato di Costantinopoli. Per recuperare l’indipendenza religiosa, nel 1860 alcuni vescovi bulgari si appellarono a Pio IX. Nacque così una Chiesa Cattolica di rito Bulgaro, con alla testa il vescovo Iosif Sokoloski. Ma l’impero zarista, che voleva usare gli ortodossi dell’impero ottomano come pedina geopolitica, non gradì. Nel 1861 i servizi segreti russi rapirono dunque Sokoloski, rinchiuso fino alla morte nel monastero delle Grotte di Kiev. Tuttavia la nuova chiesa sopravvisse. Anzi, agitando il suo spauracchio la gerarchia ortodossa bulgara ottenne nel 1870 dal governo turco la restaurazione dell’indipendenza ecclesiastica. Durissima la reazione del Patriarcato di Costantinopoli che parlò di “scisma” e non riconobbe l’esarcato di Sofia se non nel 1945.
La nascita della chiesa cattolica bulgara fu dunque il battistrada dell’autonomia ecclesiastica ortodossa del 1870, premessa per l’indipendenza di fatto del principato di Bulgaria formalmente vassallo dell’Impero Ottomano nel 1878, che portò infine all’indipendenza vera e propria nel 1908, con la dinastia cattolica dei Sassonia-Coburgo-Gotha, convertiti all’ortodossia. L’ex-zar Simeone, ora ridiventato premier nelle urne, è figlio della cattolica Giovanna, figlia di Vittorio Emanuele III di Savoia. Alfieri dell’indipendenza e ponte verso l’Occidente i cattolici, insomma, furono nella Bulgaria indipendente una minoranza coccolata. Questo clima ecumenico ante-litteram fu respirato dal delegato apostolico Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. E non è forse azzardato dire che qualche radice del Concilio Vaticano II è proprio in Bulgaria. Fu il regime comunista, invece, che per “ammonire” gli ortodossi tentò di aizzare un artificioso nazionalismo anti-cattolico, accusando nel 1952 70 tra religiosi e autorevoli laici di “spionaggio” a favore del Vaticano: 32 finirono nei lager e 4 furono giustiziati, Tra questi il vescovo Evgenii Bosilikov, che per iniziativa di Giovanni Paolo II è stato il primo bulgaro a essere beatificato, il 15 marzo 1998.
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