Una Perla da non buttare
Ci sono due fatti accaduti la scorsa settimana, o meglio due storie che stanno avvenendo, che voglio ricordare perché ci svelano un po’ di più il mistero della vita. La prima è la storia di un vecchio, curvo, malato, anche se Ferrara dice che il Papa non è mai malato, e forse è vero nel senso che, nonostante, non nonostante ma proprio attraverso la sua malattia è segno per l’umanità, segno, paradosso di un Altro che prende una debolezza e ne fa una forza. La seconda è la storia di una bambina, nata di 265 grammi per 25 centimetri di lunghezza, nata per volere di una madre che ha portato avanti una gravidanza a rischio; notizia data adesso, dopo che Perla, soprannome datole dai medici in ospedale, dopo quattro mesi di lotta per stare in vita, può essere presa in braccio dai suoi genitori.
La più piccola bambina nata nel mondo. Perché queste storie ci svelano un poco del mistero della vita? Noi adulti, uomini, donne, facciamo progetti, lavoriamo, proviamo a costruire un mondo migliore, ma, senza ricordare il senso della vita, dove andiamo? Qual è la nostra direzione, il nostro fine? «Abbiamo dimenticato il nostro nome; abbiamo dimenticato che cosa realmente siamo», ci dice Chesterton. Quel vecchio papa e quella piccola perla sono qui a ricordarcelo, la vita non ce la diamo noi. «Je est un autre», io è un altro diceva il giovane Rimbaud, quando ancora i poeti (e anche i preti) additavano al mondo il senso della vita e una strada da seguire. Io è un altro, ci ricorda il Papa forte della sua vecchiezza, alla faccia di chi lo vedrebbe dimesso. Io è un altro, ci ricorda la piccola Perla, due etti e mezzo di rappresentante del miracolo della vita che avviene ogni giorno, anche quando non è riconosciuto, anche quando è rifiutato, e persino ucciso. Il più vecchio e malato e la più piccola, i più deboli, quelli che non ce la fanno, che non producono, quelli che totalmente dipendono da altri, che diventano i più forti, perché fortemente affermano la vita, e con essa il suo senso.
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