Senegal politico per i francesi?

Di Arrigoni Gianluca
06 Giugno 2002
Il risultato delle prossime politiche è scontato? Scongiurato il pericolo Le Pen “tutto è in ordine”? Mica tanto. Se i politici d’Oltralpe stentano a imparare la lezione...

Parigi. È incomprensibile come in Italia, in un riflesso “scaramantico”, per molti commentatori sembri scontato che il centrodestra francese debba vincere le elezioni legislative del 9 e 16 giugno, quando in realtà la sua vittoria è solo una possibilità e non una certezza. Il meno che si possa dire è che gli istituti di sondaggio vanno con i piedi di piombo e che il grado di incertezza è testimoniato dalla precisazione che accompagna i sondaggi, precisazione che dice come sia «opportuno manifestare una grande prudenza» per le proiezioni in seggi. Una decina di giorni fa il direttore degli studi politici dell’istituto di sondaggi Sofres, Philippe Méchet, faceva notare che un punto percentuale equivale a 30 deputati e che «lo spostamento di due punti nelle intenzioni di voto in favore della sinistra», la piazzerebbe «alla soglia della maggioranza assoluta», che è di 289 deputati su 577. Philippe Méchet si riferiva ad un sondaggio Sofres che dava al centrodestra una maggioranza compresa tra 306 e 372 seggi, alla sinistra tra i 198 e i 238 seggi e nessun seggio per il Front National. L’unico dato che possa far pensare ad una possibile vittoria del centrodestra è la percentuale in costante aumento degli elettori sfavorevoli ad una nuova coabitazione.

La destra è divisa…

Quindi calma e gesso, perché la situazione è estremamente complessa ed il frammentato panorama politico francese non contribuisce alla chiarezza. Da una parte gli chiracchiani, che siano gaullisti dell’Rpr, centristi dell’Udf o liberali di Dl, sono confluiti nell’Unione per la Maggioranza Presidenziale (Ump) – il “Partito unico del Presidente”, come lo definiscono i suoi detrattori – ma l’operazione è riuscita solo in parte ed il presidente dell’Udf François Bayrou presenterà comunque i propri candidati in almeno 120 dei 577 collegi elettorali. A questa divisione maggiore del centrodestra vanno aggiunte le dissidenze locali che pur essendo marginali potrebbero rivelarsi fastidiose.

…e la sinistra pure

A sinistra la situazione, dal punto di vista delle divisioni, è simile a quella del centrodestra perché uno dei pilastri della gauche plurielle, Jean-Pierre Chevènement, non ha trovato un accordo con i socialisti e con l’etichetta di “Polo repubblicano” presenterà i propri candidati in 400 collegi, creando un serio disturbo alla nuova “sinistra unita” – alla quale partecipano socialisti, comunisti, radicali di sinistra e verdi – senza contare sulle dissidenze locali che esistono anche a sinistra e potrebbero fare danni.

Il resto della frammentazione

Anche gli estremi sono divisi; a sinistra si affrontano la Lega Comunista Rivoluzionaria (Lcr) di Olivier Besancenot e Lotta Operaia (Lo) di Arlette Laguiller (partiti trotzkysti) e a destra il Fronte Nazionale (Fn) ed il Movimento Nazionale Repubblicano (Mnr), fondato da Bruno Mégret, un fuoriuscito del Fronte nazionale. Nel quadro vanno inseriti i partiti minori che, pur non avendo praticamente nessuna possibilità di far eleggere un proprio deputato, si presentano per poter ottenere il finanziamento pubblico. Ma anche all’interno di alcuni partiti, là dove ci si potrebbe aspettare una maggiore coesione, esistono divisioni. La più importante, perché politica, è all’interno del partito socialista, che dopo la sconfitta di Lionel Jospin ha deciso di seguire la linea della sinistra interna, marginalizzando i “social-liberali” Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius, entrambi ex superministri dell’economia del governo Jospin. I dirigenti della sinistra socialista, come Jean-luc Mélenchon o Julien Dray, come nuovi leaders del partito sono sollecitati da giornali e televisioni, ma il loro tono, più radicale, potrebbe infastidire gli elettori di sinistra più moderati. E che i toni non siano moderati lo dimostra la proposta di Mélenchon, che vorrebbe “interdire” il Fronte nazionale, scatenando inevitabili reazioni polemiche a destra come a sinistra. Ma già Julien Dray qualche giorno prima aveva suscitato polemiche definendo Tfn (Tele Front National) la più seguita televisione privata, Tf1, colpevole, secondo Dray, di aver messo in evidenza il degrado della sicurezza nel paese.

Quando le monde (in Italia) non lo legge più nessuno

A proposito di Jean-Luc Mélenchon è forse necessaria una annotazione. L’articolo di Mélenchon, dal titolo “Front national: interdire o subire”, è stato pubblicato su Le Monde di mercoledì 29 maggio, ed è difficile capire perché in Italia alcuni quotidiani abbiano preferito dare spazio al sondaggio che, nella stessa edizione di Le Monde, indicava come un francese su quattro fosse favorevole ad alcune delle idee dell’estrema destra – come se i due candidati di estrema destra non avessero già ottenuto nelle presidenziali, e non nei sondaggi, il venti per cento – piuttosto che alle dichiarazioni di uno dei nuovi leaders socialisti che chiede l’interdizione di un partito politico che con quasi il venti per cento ha più consensi del partito socialista.

Sinistra, bravi (a perdere)

Le divisioni interne sono state ancora più evidenziate quando il segretario del partito socialista François Hollande si è detto disponibile, in caso di vittoria, ad assumere la carica di Primo ministro, suscitando la gelida reazione di Laurent Fabius: «è il capo dello Stato che decide». A questo punto, se è vero che il centrodestra non è sicuro di vincere, la sinistra sembra fare il possibile per perdere.

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