Gheddo e i catto-castristi

Di Degli Occhi Alessandro
06 Giugno 2002
Milano. 24 maggio. Al Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) dovrebbe “andare in onda” il “faccia a faccia”, tra Alex Zanotelli, missionario comboniano e padre Piero Gheddo anche lui missionario

Milano. 24 maggio. Al Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) dovrebbe “andare in onda” il “faccia a faccia”, tra Alex Zanotelli, missionario comboniano e padre Piero Gheddo anche lui missionario. Ci si aspetta un dibattito rovente. I due hanno visioni diverse sulla globalizzazione e su come aiutare i poveri del Terzo Mondo. Ma Zanotelli non compare, manda un comunicato e dice che vuole evitare polemiche. Gheddo dice la sua. «L’Africa nera al sud del Sahara partecipava al commercio mondiale per il 3% nel 1970. Ora partecipa per l’1,5%. Di questo 1,5% il 40% fa capo al Sud Africa. Un missionario della Consolata in Tanzania mi diceva pochi anni fa: i quattro pilastri del sottosviluppo africano sono il fatalismo, l’ignoranza, i governi corrotti e i militari. Quando ci sono condizioni di questo genere, quando c’è corruzione, quando non ci sono scuole, quando mancano le strade e le infrastrutture ecco che un Paese viene marginalizzato nel mondo moderno. Esempio: il salvadanaio del Congo era il rame. Oggi però il rame nessuno lo estrae più. Perché? Perché la guerriglia, la corruzione dei governi, la mancanza di infrastrutture hanno reso sempre più difficile e pericolosa la sua estrazione. Sto parlando delle cause interne del sottosviluppo africano perché non se ne parla mai… Si dà invece tutta la colpa alle cause esterne. Quando i Paesi africani danno il 2% dei bilanci all’istruzione, l’1,5% alla sanità e il 30% alle forze armate ecco che si spiegano molte cose…».Brusii e commenti pepati in platea. Ma Gheddo va avanti e la lettura di un intervento di Jean-Paul Ngoupandé, ex primo ministro della Repubblica Centrafricana,(vedi qui taz&bao a pag. 23) si abbatte come una doccia fredda sulla platea. Quando Gheddo termina il suo intervento,dal pubblico parte una raffica di reazioni polemiche sulle colpe dell’Occidente e del colonialismo. Una sarabanda di pedagogia degli oppressi in cui sembra di attraversare in un lampo le stratificazioni culturali di questi ultimi quarant’anni. Un guazzabuglio di marxismo a buon mercato, coniugato con “la guerra del sangue contro l’oro”, con le diete macrobiotiche e la “pubblicità progresso” sull’effetto serra. La fiera del già (dolorosamente) visto: la storia del mondo interpretata come un grande complotto, il “mito del buon selvaggio”, l’America come fonte di tutti i mali, il pauperismo, l’utopia. Abbiamo trasmesso: cronaca di un mancato incontro Gheddo-Zanotelli, dove i no global “cattolici” ascoltano più se stessi che gli africani. Alessandro Degli Occhi

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