Autoritratto di Çlirim

Di Muca Clirim
13 Giugno 2002
Se nessuno mi chiede più come mai sono venuto in Italia, è perché mi conoscono tutti da anni

Se nessuno mi chiede più come mai sono venuto in Italia, è perché mi conoscono tutti da anni. So che verrà un giorno in cui dovrò dire e spiegare perché a 25 anni presi la strada dell’immigrazione, lasciandomi dietro tutto, con gli unici vestiti che avevo addosso, con un po’ di pane e formaggio e una borraccia d’acqua. Non avendo coraggio di dire a mia madre che partivo per sempre, le dissi che andavo da amici e che sarei tornato dopo pochi giorni. Mentivo per non farla soffrire. Si sparava ai confini dell’Albania allora: al regime non piaceva la fuga dei suoi sudditi. Una volta a Salonicco ebbe inizio il lungo esodo, percorrendo tutti i Balcani, viaggiando a bordo di pullman o treni, fino a raggiungere l’Italia. Quindici giorni di viaggio, dieci chili di peso in meno, cinque anni di clandestinità, tredici diversi lavori. Ho dormito sui treni alla Stazione Centrale di Milano, ho mangiato alle mense dei poveri, mi sono lavato dai frati. Per vivere ho fatto il lavapiatti, l’aiuto cuoco, il pizzaiolo, il cameriere il manovale, l’imbianchino, il fattorino; ho pulito strade di periferia e uffici del centro, ho allestito stand in fiera, sono diventato impiegato di una multinazionale… senza mai perdermi d’animo, con la speranza e la voglia di fare. Ero un clandestino, “un fuorilegge”. Ho cercato di rispettare sempre le leggi. Ancora qualche anno e io racconterò tutto questo, ai miei figli. Glielo dirò quando saranno più grandi. Me lo chiederanno forse e se no, sarò io a parlargli con forza, per non dimenticare, per diventare migliori. Partire dal proprio paese non è eroismo, ma neanche vigliaccheria. Erano i miei figli il mio destino, io soltanto ho obbedito per andargli incontro. Troppo grande la gioia per non provarci. Sì, me la passo bene per essere un albanese. Sono uno dei tanti fortunati che ormai si sono integrati nella società italiana. Se non fosse per questo continuo parlare degli immigrati da parte di politici e di giornali, se non fosse che ogni 4 anni devo fare una fila di una notte e un giorno per poter presentare la richiesta di rinnovo, non mi accorgerei neanche di essere uno straniero in Italia. Gli antichi Greci con la loro saggezza, dicevano che sono quattro le cose da realizzare nell’arco di una vita per un uomo: costruire una casa, avere un figlio, scrivere un libro, piantare un albero di olivo. Sto cercando di fare altrettanto. Ho una casa e una bella famiglia, di figli ne ho due, (nelle nascite noi Albanesi superiamo i Greci), da tempo ho scritto il mio libro… mi manca il terreno per piantare l’albero di olivo. Non mi scoraggio. Spero che il Signore mi conceda molto tempo da vivere, la voglia di piantare quel benedetto olivo non mi mancherà di sicuro.

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