Non è vero?

Di Tempi
20 Giugno 2002
Quando sentiamo il padre di Carlo Giuliani ribellarsi per principio a una perizia balistica

Quando sentiamo il padre di Carlo Giuliani ribellarsi per principio a una perizia balistica che prospetta l’ipotesi che suo figlio sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo, e sentiamo dire “non è vero” perché quel ragazzo deve essere stato ucciso come una certa letteratura si immagina che debba essere stato ucciso, cioè con fascismo cileno. Quando sentiamo il volontario cattolico alla conferenza di padre Piero Gheddo che pensa di aver fatto un bel gesto cristiano nell’essere andato in Africa a caricarsi e portarsi in spalla secchi d’acqua per irrigare i campi, «così come fanno gli indigeni, mica sfruttando le canalizzazioni fatte dalle multinazionali», e sentiamo dire “non è vero” che la tecnologia occidentale aiuta i poveri.

Quando sentiamo il collega Casadei raccontarci la sua esperienza d’assemblea al liceo Parini di Milano, dove parlando di globalizzazione è costretto a tirar fuori il portafogli e a scommettere denari sonanti sulla veridicità dei dati che ha testé presentato a un Vittorio Agnoletto che non porta una sola pezza d’appoggio al suo argomentare, ma risolutamente nega tutto e dice “non è vero”. Quando Cofferati spiega che “non è vero” che il governo vuole trovare un accordo ragionevole sul lavoro e risolutamente il leader sindacale si atteggia a difensore del proletariato, che non conosce, che non sa dove sta di casa essendosi da tempo versato a difensore civico di chi un lavoro e una pensione ce l’ha, negando nei fatti un qualsiasi interesse per chi non ha niente. Quando sentiamo tutte queste cose e altre assai poco generose con il reale, troviamo che alla fine uno potrebbe anche scoraggiarsi e pensare: «tanto vale darsi alla caccia di farfalle, chi ha a cuore la res pubblica avrà la mano mozzata dall’ideologia». L’ideologia non perdona, l’ideologia ne carica per strada dagli uno ai centomila, ma nessuno ne salva di quelli cui capita, poniamo, di cercare di convincere se stessi e, magari non convinti, di sfilarsi dal corteo.

Per loro c’è solo l’oblìo.

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