Trattare Cofferati come Scargill

Di Newbury Richard
20 Giugno 2002
Quando in Gb, paese in declino, comandava il sindacato. Poi venne la Thatcher e con lei privatizzazioni e flessibilità del lavoro scatenarono la crescita economica. Tantè che il thatcheriano Blair vanta una disoccupazione scesa al 3%, il tasso più basso in Europa dal 1975

«Il più lungo suicidio conosciuto nella storia» così Gerald Kaufman, stratega politico del vecchio Primo ministro Labour Harold Wilson nonché ministro degli Esteri del Governo Ombra, chiamò il Programma del Partito Laburista per le elezioni generali del 1983. In effetti, il successore di Wilson, tecnicamente sconfitto dalla Signora Thatcher nel 1979 – ma, in realtà, dai sindacati e dal loro “inverno di scontento” – condusse una campagna apertamente ostile al proprio partito.

La Lady di Ferro, in parte grazie all’effetto Falklands, ottenne una straordinaria vittoria nel 1983 nonostante sia stata il Primo ministro più impopolare che i sondaggi ricordino, quello che con la sua decisione di lasciare fluttuare la sterlina fino ad un tasso di scambio pari a 2,20 dollari e oltre, combinata all’effetto delle politiche sul petrolio del Mare del Nord, costrinse il 20% delle industrie britanniche a chiudere bottega, creando 3 milioni di disoccupati, un numero senza precedenti nel dopoguerra.

Rinascere o morire

Per la Thatcher era tempo di un mandato che non si limitasse più ad «amministrare il declino», un mandato per «guarire o uccidere definitivamente» quello che, ormai, appariva come il malato d’Europa. Ed è proprio perché gli inglesi non desiderano affatto il ripetersi di un simile trattamento shock che diffidano dell’adesione ad un’unione monetaria che somiglia a un reparto per nuovi ammalati. Per la situazione della Germania nel 2002, fatalmente collocata nei settori economici sbagliati, vedi la Gran Bretagna del 1970 – per il costo degli investimenti nella Germania dell’Est vedi il costo per la Gran Bretagna della perdita di immobilizzi e dei mercati chiusi dell’Impero. Una Gran Bretagna fuori dall’Euro ma, cosa ancora più importante, con un mercato del lavoro flessibile, ha oggi superato secondo i rilevamenti Ocde la Francia, diventando la quarta economia mondiale. Nel 1983, a causa delle purghe monetariste thatcheriane, l’Italia ha realizzato il suo famoso sorpasso. La mancanza di flessibilità ha ora posto un “governatore” sul volano dell’economia italiana, mentre dei 650mila nuovi posti di lavoro programmati da Londra nei prossimi 15 anni molti saranno occupati da giovani italiani. Per fare dell’aneddotica due impiegati della mia banca locale sono italiani. E non ho mai visto l’opposto, nonostante gli stipendi più alti garantiti dalle banche italiane. Stando alle parole della Signora Thatcher «le elezioni del 1983 sono state la sconfitta più devastante mai inflitta al socialismo democratico in Gran Bretagna. Dopo essere stata sconfitta su un programma che rappresentava l’esposizione più schietta e sincera degli obiettivi socialisti mai fatta in questo paese, la sinistra non avrebbe mai più potuto chiedere in modo credibile il consenso popolare per il proprio programma di nazionalizzazioni massicce, di enorme aumento della spesa pubblica e del potere sindacale, di disarmo atomico unilaterale. Ma c’era anche un socialismo non democratico e andava sconfitto pure quello. Non ho mai avuto alcun dubbio circa il vero obiettivo della sinistra radicale: si trattava di rivoluzionari che sognavano di imporre, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi prezzo, il sistema marxista sulla Gran Bretagna. Molti di loro non si curavano neppure di occultare questo proposito. Il potere dell’estrema sinistra era trincerato dietro tre istituzioni: il Partito Laburista, il governo locale e i sindacati. Da tutte e tre questi avamposti avanzavano per mettere in difficoltà il nostro mandato. Ma com’era prevedibile doveva essere il Sindacato Nazionale dei Minatori, guidato dal suo presidente marxista Arthur Scargill, a fornire le truppe d’assalto per l’attacco della sinistra. L’intenzione era chiara. A un mese dalle elezioni del 1983, Scargill diceva esplicitamente di non aver intenzione d’accettare “che per i prossimi quattro anni il paese sia preso al laccio da questo governo”. In realtà era un attacco diretto non soltanto contro il governo, ma contro chiunque sbarrasse la strada alla sinistra, compresi i minatori e le loro famiglie, la polizia, i tribunali, il rule of law (primato del diritto, ndt) e lo stesso Parlamento». Questo era il punto di vista privo di compromessi della Signora Thatcher mentre Scargill affermava che «un contrattacco contro le politiche del governo avverrà inevitabilmente al di fuori piuttosto che nelle aule del Parlamento» poiché riteneva che la maggioranza di 144 seggi della Thatcher fosse «antidemocratica», essendo stata eletta da una minoranza dell’elettorato. Tuttavia la nemesi di Scargill, quella che gli sarebbe costata la sconfitta, doveva essere proprio la mancanza di democrazia, poiché se egli avesse messo ai voti l’azione di sciopero, i 20mila minatori della Contea di Nottingham avrebbero accettato il suo ruolo e le sue decisioni come legittime, mentre si rifiutarono di obbedire al semplice fiat del “Presidente a vita” Scargill, coi suoi fondi libici.

Guerra ai sindacati-tiranni

Nella mitologia britannica i minatori hanno lo stesso posto che i contadini occupano in quella francese. Erano 1 milione nel 1914, quando 3000 miniere producevano 290 milioni di tonnellate di carbone. Al momento della nazionalizzazione, nel 1946, erano scesi a 700mila per una produzione di 187 milioni di tonnellate in 980 miniere. La Signora Thatcher era diventata leader del Partito Conservatore come esito della successione a quell’Edward Heath che perse un’elezione su “chi governa la Gran Bretagna” in seguito alla settimana di 3 giorni imposta dallo sciopero dei minatori del 1973-1974. Era una guerra e la Signora Thatcher era determinata a non perderla. E i sindacati non erano i soli da addomesticare, c’erano anche le industrie nazionalizzate. Come due facce di una stessa moneta oramai svalutata, chi aveva il monopolio della rappresentanza sindacale cospirava insieme a chi manteneva quello della produzione fornendo un servizio inadeguato al consumatore e ad un prezzo salato per il contribuente. La soluzione stava nella flessibilità del mercato del lavoro e nelle privatizzazioni. Il lavoratore-consumatore-elettore, come un azionista, si assume un rischio e con esso la possibilità di ottenere perdite o profitti. Nel 1979 ciò significava pensare l’impensabile. Per fare un esempio, la fine e non solo la restrizione dei tassi di cambio portò al fallimento le aziende britanniche ma insieme fece della Gran Bretagna il più grande investitore mondiale negli Stati Uniti. La fine di pratiche restrittive nella città del Big Bang è stata lo specchio di leggi che hanno messo fuorilegge il picchettaggio degli scioperanti e sostenuto il ricorso a votazioni segrete prima delle azioni di sciopero. La Gran Bretagna potrebbe ancora oggi reggersi sul carbone, ma è circondata da petrolio e da gas e in seguito a una guerra vinta dopo aspra battaglia i minatori sono stati eliminati insieme al carbone, nella “gara” dei propellenti per la produzione d’energia. A differenza del conflitto delle Falklands, dov’era stato necessario improvvisare e del quale la Thatcher sembrò la protagonista, il confronto coi minatori fu meticolosamente preparato dal governo che rifiutò deliberatamente un pubblico coinvolgimento nella lite tra il Consiglio nazionale del carbone e il Sindacato nazionale dei minatori, insistendo sul fatto che così doveva accadere in un libero mercato. Ad ogni modo vennero ammassate enormi riserve di carbone, molte centrali elettriche furono adattate al petrolio, si scelse un intransigente Presidente del Consiglio d’amministrazione e un ministro dell’Energia “amico dei media”, s’introdusse una nuova legislazione sindacale. Accidentalmente, i tumulti del 1981 avevano creato per 51 polizie di Contea ciascuna gelosa della propria indipendenza un comitato coordinato, capace di agire oltre i confini delle singole contee per bloccare i “picchettaggi volanti”. Tutte le altre dispute industriali, come quella nel settore dell’acciaio nazionalizzato, delle industrie ferroviarie e navali, vennero dirimate con magnanimità per scoraggiare il contagio della protesta. È stata questa l’opera della Thatcher machiavellica, capace di negare qualsiasi coinvolgimento del governo in una disputa privata. Nello stesso tempo, dopo aver lasciato che gli scioperi e le intimidazioni violente da cui furono accompagnati si svolgessero per le prime dieci settimane, la Thatcher amazzone fu libera di adottare il ruolo pubblico a lei più familiare di fustigatrice morale. «Abbiamo dovuto combattere contro un nemico esterno alle Falklands. Siamo sempre stati consapevoli del nemico interno che è più difficile da combattere e più pericoloso per la libertà. Non c’è settimana, giorno o ora in cui la tirannia non possa entrare in questo Paese se la gente perde la fiducia in se stessa, la propria asprezza e lo spirito di resistenza. La tirannia potrà allora sempre entrare – non ci sono scongiuri o barricate che tengano». Certamente lo sciopero dei minatori, come il Duca di Wellington ebbe a dire a proposito della battaglia di Waterloo, «è stato un dannato testa a testa dall’esito incerto». Il resto è storia.

I risultati (eccellenti per i lavoratori) della rivoluzione thatcheriana

Tony Blair, il futuro “figlio della Thatcher” e Gordon Brown entrarono in Parlamento nel 1983. Neil Kinnock, il nuovo leader laburista, cominciò ad epurare la sinistra radicale dal partito, aiutato dal suo Responsabile della comunicazione, Peter Madelson. Quasi nessuna tra le persone che conosco della mia generazione a Cambridge lavora nello stesso settore di allora, e in effetti a scuola hanno insegnato ai miei figli a radunare un “portafoglio di abilità” poiché anche loro devono essere pronti a cambiare lavoro e settore d’impiego almeno ogni 10 anni. Cambridge a quell’epoca era una sonnacchiosa cittadina universitaria, sede di 3 aziende ad alto contenuto tecnologico: oggi ne ha 2000, tutte nate e finanziate in loco, ed è la patria del 70% del bio-tech europeo. Il “wetware” (i cervelli), la nuova fonte primaria – quello che una volta era il carbone – permette un rapido sviluppo in luoghi impensabili, molto più di quanto accadesse durante la Rivoluzione industriale. La Rivoluzione informatica fa sì che a Cambridge si stiano costruendo 65mila nuove unità abitative mentre si pianifica una città da 1 milione di abitanti verso sud, come una volta sorgevano i villaggi di minatori nella selvaggia Contea di Durham e nelle valli verdeggianti del Galles del Sud. Che ne è stato dei minatori che sono scomparsi, come quei tessitori che impiegavano i telai a mano le cui ribellioni luddiste ricordiamo ancora dopo 200 anni? Nella Contea di Durham, il cuore dello sciopero, a Sunderland, troviamo una fabbrica d’automobili della Nissan che mantiene livelli di produzione più alti di quelli delle analoghe fabbriche giapponesi. Nel bacino carbonifero della Contea di Nottingham recentemente mi è capitato di incontrare alcuni ex-minatori tornati alla tradizionale industria del merletto. L’Agenzia di sviluppo del Galles è un modello per come ha saputo affrontare la chiusura di un’industria che ancora nel 1983 impiegava direttamente 25mila persone. Come sia riuscita ad attirare investimenti dagli Usa, dall’Estremo Oriente e anche dall’Italia meriterebbe un altro articolo, ma quando la Sony ha saggiato le intenzioni della sua sede di Tokyo in merito all’idea di aprire lì una nuova fabbrica europea di televisori, il terreno era già stato acquistato da 6 proprietari diversi, erano già pronti i permessi e i progetti, il personale era stato selezionato e addestrato, così che la prima televisione ha lasciato gli stabilimenti appena ultimati 6 mesi dopo quella prima indagine. All’inizio degli anni ’80 veniva trasmessa una telenovela che raccontava le storie dei muratori inglesi costretti dalla disoccupazione thatcheriana a diventare operai stranieri in quella Germania dove alcuni di loro erano entrati con l’esercito vittorioso dell’occupazione. Oggi, nel 2002, è cominciata la nuova serie con gli stessi attori. Tutti sono diventati lavoratori autonomi. Fanno ancora comunella per fare soldi – ma come datori di lavoro – demolendo magazzini, aree portuali e stadere della vecchia economia, nella nativa Inghilterra del Nord Est, impiegando forza lavoro serba o croata. Prima dello sciopero dei minatori la Gran Bretagna avanzava alla velocità della nave più lenta della flotta. Oggi si sente un paese che non deve più gestire il proprio declino, ma sicuro di aver investito correttamente nel settore terziario, ha imparato ad assumersi i propri rischi e ad essere aggressiva per metterli a frutto. La solidarietà – davvero una parola poco inglese – è stata sacrificata all’individualità – decisamente un termine assai british.

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