Giovinezza che si fugge tuttavia
Umberto Galimberti, Si fa presto a dire io, D – Repubblica, 11 giugno,
rispondendo a una ragazza di 26 anni presuntuosa della sua libertà e della sua capacità di autodeterminazione, dice [giustamente, n.d.r.] che «la cultura del narcisismo… è in realtà la cultura dell’irrilevanza della scelta, se non addirittura quella dell’impotenza, perché la libertà di un io senza mondo o inincidente nel mondo è la libertà dell’impotenza».
Rossella Cravero, Giovani:
«Tutto e subito», senza impegni,
Il Messaggero, 15 giugno e Alberto Bonanno, Senza passato né futuro che narcisi i nuovi giovani, Repubblica, 15 giugno riportano i risultati di un’indagine del Censis, secondo cui i giovani oltre a essere narcisisti e a credere nelle istituzioni senza conoscere perché, vorrebbero autonomia, senza sapere cosa farsene dopo averla ottenuta.
Stefano Zecchi, Tolti i sentimenti, resta il delitto in famiglia, Il Giornale, 16 giugno, denuncia nella formazione dei giovani la mancanza di un’educazione sentimentale, cioè «quell’insieme di regole che aiutano a stabilire un rapporto affettivo con gli altri». È a tema anche l’acqua santa di Trapattoni, guardata con una certa sufficienza, così come si denuncia, nella santificazione di Padre Pio, il convivere di sacro e profano: immaginette, bancarelle, statuette, come in tutti i santuari popolari del mondo.
Commento
Da diverso tempo sui giovani appaiono commenti abbastanza disperanti, senza mai riferimento agli adulti, che sono i responsabili della loro educazione. Nessuno, in effetti, dice chiaramente cosa bisognerebbe fare. Ultimamente ci si attacca alla necessità di un’educazione sentimentale, o dell’anima, o dell’affettività più necessaria di quella delle regole e dei comportamenti. Cosa è più necessario, cosa si può amare più delle regole? La verità per cui le regole esistono. Dove sta la verità? O è in qualche modo partecipabile dall’uomo che educa, che propone, o non è da nessuna parte. Questo è precisamente quello che non si ha il coraggio di affermare: che l’esperienza dell’uomo e il rapporto con la realtà possano partecipare della verità, anche con tutti i difetti e le approssimazioni espressive. Questa è l’incomprensione di oggi a riguardo del cattolicesimo, esperienza ritenuta troppo umana per essere vera. Mentre Dio si è fatto uomo e, se c’è, c’entra, anche con i mondiali. Negare ciò fa sì che la libertà – per quanto dilatata – giri tristemente a vuoto, senza mai potersi
fissare su nulla.
* Giovani universitari
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