Cercasi regina per l’Europa

Di Scroppo Erica
27 Giugno 2002
I sei mesi di celebrazioni inglesi per i 50 anni di regno di Elisabetta. Cosa insegna un simbolo (senza Euro) a un’Europa piena di buone intenzioni e di burocrazie

Londra. Continuano in sordina le celebrazioni giubilari reali e il bilancio di questi primi sei mesi di festeggiamento dei 50 anni di regno di Elisabetta II è totalmente diverso dal pronostico di ogni giornale, radio, televisione di ogni livello e tendenza. Il che dimostra che il popolo non è pecorone come si crede, che avere le maggiori testate (milioni di copie vendute) in mano a stranieri repubblicani e anti britannici e radio e tv dominate da giornalisti ,politically correct, anti establishment, femministi e pro pari opportunità sfocianti in razzismo alla rovescia, non ha influito troppo su quel che la gente comune pensa e prova. Questi mesi hanno infatti sottolineato il ruolo speciale della monarchia britannica, con sfoggio di pompa e sfarzo mescolato alle novità, grazie a quel fantastico mezzo di comunicazione che è il cerimoniale. Il concerto rock con celebri comici satireggianti nei giardini di Buckingham Palace era nuovo. Ma ancor di più l’autoironia di due attrici di etnia indiana, simbolo irrefutabile di felice integrazione.

God save the Queen
Il clou delle celebrazioni è stata la giornata dell’anniversario ufficiale, con un’incalzante successione di simboli (la sosta del cocchio d’oro zecchino davanti alla simbolica soglia della libera City, la cui Carta risale al 1215, da allora il monarca deve chiedere il permesso di entrarvi e così ha fatto Elisabetta), tradizioni (il culto di ringraziamento al Signore per aver protetto la regina in questi 50 anni, letture bibliche a cura del cardinale cattolico, della moderatrice delle Chiese riformate unite e del moderatore della Chiesa presbiteriana scozzese, sermone dell’arcivescovo, anglicano, di Canterbury, cantava gli inni cristiani il rabbino capo ed erano presenti i rappresentanti delle comunità indu, Sik, musulmana), insieme a un aggiornatissimo panorama della realtà dell’intero Commonwealth (nella Mall imperversavano le sfilate più allegre, pazze, multicolori del reame). E quando la Regina si è affacciata con la famiglia sul balcone di Buckingham Palace sui cui campeggiava un enorme God save the Queen il significato era: la folla osannante di oltre un milione di persone e i milioni che celebravano a casa o per le strade era la protagonista. Il potere sta nel popolo che grazie a Dio ha una regina come Elisabetta che lo rappresenta. In Gran Bretagna il Parlamento è sovrano da 5 secoli. Ecco perché può permettersi una monarca. Illuminante è stato un documentario a puntate di gran successo mostrato dalla Bbc2 in queste settimane, sulla Storia della Gran Bretagna. L’autore è un insigne storico formatosi a Cambridge e ora famoso sui due lati dell’Atlantico. Benché figlio di un profugo ebreo della Lituania di umili origini, ha fatto carriera e non solo si considera britannico a tutti gli effetti, ma dice e scrive quel che i “veri” britannici esitano a dire e scrivere. Cioè che le qualità di questo Paese che ha originato la democrazia moderna e il vero e unico liberalismo sono ciò a cui ogni democrazia moderna dovrebbe ispirarsi e che tarpare le sue libertà per compiacere questo o quel gruppo non giova a nessuno e ne compromette invece le qualità di fondo. In altre parole: chi vuole vivere in questo paese (e quel che attira è proprio lo stile di vita) si integri. Il che non vuol dire perdere la propria identità ma arricchirla, come ha fatto il prof. Shama che è anche fervente monarchico. L’aveva capito anche Hitler che aveva definito la Regina «la donna più pericolosa d’Europa».

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