Bei temi. Ma senza “Beautiful mind”
Bocciare alle Superiori? Impresa titanica. Al biennio, gl’insegnanti riescono oramai a fermare solo i trogloditi palesi. In terza pure. Per essere stoppato, uno scolaro deve infatti manifestare (cito la legge) insufficienze gravi e/o diffuse. Ma quanto gravi? E come diffuse? Insomma, se proprio non hai una sfilza di 4 o una buona dose di 3, passi. In quarta idem, rafforzato da un bel «la selezione l’abbiamo già fatta nelle classi basse». Fermi un giro ci stanno proprio pochi. “Debiti formativi”? Studiare per settembre? Se fai scena muta il giorno della verifica del debito formativo è lo stesso. Anzi, sei nella classe successiva persino se, novello Barbariccia, sgasi sonoramente con il posteriore del tuo scooter e non ti presenti ai proff. A verbale e a registro metteremo che non hai colmato le lacune e poi, nel corso dell’anno scolastico successivo, ti punzecchieremo stancamente all’uopo. Poi arrivi in quinta senza sapere come e non riesci nemmeno a beccare i suggerimenti della Commissione d’esame. Che però, tutta composta dai tuoi insegnati (gli unici che da anni si fanno un mazzo tanto per inseguirti, gli unici che hanno l’obbligo di presentarsi a settembre, gli unici che cercano di aiutarti anche acciuffandoti per i capelli con le mogli o i mariti che dicono: “Ma chi te lo fa fare?”), ci mette una pezza. Hai vinto. Il diploma è in tasca.
Nonostante la farsa, ogni metà giugno, si apre la liturgia burocraticamente corretta di libroni, verbaloni, timbroni e Conchiglie (il programma per Pc preparato ad hoc per le sovrane ed esaminanti Commissioni), e con tanto di maresciallo dei Cc che consegna i sigillati e segreti plichi. Dico subito che i temi di quest’anno erano belli. Proprio belli. Così belli che potevano andare bene per una Maturità. Ecco perché, in molti casi, non sono stati affatto adeguati all’Esame di Stato, il sostituto della maturità caduta sul campo e sepolta a fianco dell’educazione. Quello sulla Chiesa del Concilio e quello sul Welfare State li avrebbero potuti svolgere Gabriele De Rosa il primo, il ministro Giulio Tremonti il secondo. Pure l’analisi testuale di Salvatore Quasimodo era bella, ma i programmi scolastici possono tranquillamente omettere il Nobel siciliano. Grandiosi quello sul senso della memoria storica e quello sulla tutela del patrimonio artistico: ma gli studenti sanno cosa significa “memoria” e “patrimonio”? Resta il tema su Internet, quello che hanno svolto in tantissimi credendo fosse facile facile e che invece prevedeva una conoscenza fattuale delle dinamiche del mondo del lavoro assolutamente ignota alle “creature”. Ma chi scrive questi temi è mai entrato in aula? Quindi? Quindi aboliamo l’Esame di Stato, mandiamoli all’università o in officina ‘sti benedetti ragazzi e vinca il migliore. E, già che ci siamo, togliamo valore legale ai titoli di studio.
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