Tutti i numeri del declino arabo

Di Rodolfo Casadei
11 Luglio 2002
Sono davvero contrastati i numeri dello sviluppo umano del mondo arabo così come appaiono nell’Arab Human Development Report 2002

Sono davvero contrastati i numeri dello sviluppo umano del mondo arabo così come appaiono nell’Arab Human Development Report 2002, ma il bilancio complessivo pende verso il negativo. La speranza di vita alla nascita è pari a 67 anni, dunque migliore della media dei Paesi in via di sviluppo (64,5 anni); l’incidenza percentuale della povertà assoluta è la più bassa fra tutte le aree in via di sviluppo; la spesa per l’educazione è la più alta fra tutte le aree in via di sviluppo. Ma su 280 milioni di arabi 65 milioni di adulti sono analfabeti (due terzi donne) e 10 milioni di bambini non vanno a scuola; la spesa per la ricerca e l’innovazione tecnologica è un settimo della media mondiale; il tasso di disoccupazione è del 15 per cento, il più alto fra i Paesi in via di sviluppo. Il tasso di alfabetizzazione fra gli arabi è circa lo stesso dell’Africa sub-sahariana, e nettamente inferiore a quelli di America latina, Sud-Est asiatico e Asia orientale (le stesse aree del mondo che, insieme ai Paesi industrializzati, hanno un Indice di sviluppo umano superiore a quello arabo). Le differenze di sviluppo fra i 22 paesi della Lega araba sono enormi: l’Indice di sviluppo umano del Kuwait e del Bahrein sono prossimi a quello dell’Italia, quello di Gibuti è solo appena un po’ migliore di quello della Sierra Leone. L’economia araba nell’ultimo ventennio è stata quella che ha avuto la crescita più bassa del mondo, eccetto l’Africa sub-sahariana, nonostante investimenti in capitale fisso per 3.000 miliardi di dollari. Come dire: non sanno trarre profitto dai loro petrodollari.

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