Cristianesimo alla Jiahad?
La pace che noi conosciamo e che viviamo non è qualcosa di esistente da tempi immemorabili ma è un fenomeno relativamente recente e che affonda le sue radici in lotte sanguinose dove l’Europa ha combattuto per la propria sopravvivenza.
Sulle Torri non avevano nemici
I pacifisti ignorano che l’islam ha messo in pericolo le sorti dell’Europa cristiana per almeno sette secoli. Eppure, a fronte di tale complessità, l’immaginario collettivo si accende solo alla parola “Crociate”, un fenomeno durato duecento anni ma che ebbe un impatto relativamente limitato nel Medio Oriente, senz’altro molto più limitato della presenza turca in Europa. è un’ignoranza colpevole? Senza dubbio, la colpa va commisurata all’importanza di ciò che si ignora: e allora, non conoscere la lotta degli Asburgo e di Venezia contro i turchi, non sapere nulla dell’assedio di Malta del 1565 ha lo stesso peso, lo stesso valore dell’ignorare le campagne militari di Ramesse II? …Se ne abbia coscienza o meno, la guerra del terrorismo contro l’Occidente è un fatto che nessuno, anche l’uomo più “impermeabile” potrà negare e non vale nemmeno ipotizzare una propria inoffensività: la gran maggioranza di coloro che sono rimasti per sempre nelle Torri gemelle non sentiva di avere dei nemici. Se questa è una guerra, allora sarà opportuno vincerla. …Abbordaggi, assedi, duelli, bandiere al vento, eroismi e crudeltà; la storia militare è il più affascinante e brutale dei romanzi d’avventura. Nel corso del nostro racconto incontreremo uomini come i croati Nikolaj Jurisic, Nicolaj Zrinski, gli italiani Giovanni da Capistrano, Agostino Barbarigo, Sebastiano Venier,, Marcantonio Bragadin e Giovanni Morosini, i francesi D’Aubuisson, Villiers de L’Ile d’Adam e de La Valette, spagnoli come don Juan de Cardona o il marchese di Cadice, germanici come don Giovanni d’Austria. è doloroso constatare come, nei libri di testo, quasi nessuno di costoro sia citato mentre viene dedicato uno spazio abnorme a un Masaniello. Le ragioni di tale silenzio sono diverse e, spesso, ben poco nobili, giacché si tende a nascondere una verità elementare e costante, quanto scomoda: che nella storia delle guerre, solo una parte ristretta della popolazione si sacrifica per salvare tutti, anche coloro che non vogliono esser salvati, anche coloro che, indifferenti al sacrificio di molti, stringono accordi col nemico.
Precedenti Bizantini
«Cinque anni», scriveva Solov’ëv, «furono sufficienti (all’islam ndr) per ridurre a un’esistenza archeologica tre grandi patriarcati della Chiesa orientale. Il fatto è che non vi erano conversioni da compiere, ma solo un velo da strappare. La storia ha giudicato e condannato il Basso Impero (bizantino). Non essendo riuscito a falsare il dogma ortodosso, lo ha ridotto a lettera morta; ha voluto minare alla base l’edificio della pace cristiana attaccando il governo centrale della Chiesa universale; e nella vita pubblica ha sostituito la legge del vangelo con le tradizioni dello Stato pagano. I bizantini hanno creduto che, per essere veramente cristiani, fosse sufficiente conservare i dogmi e i riti sacri dell’ortodossia senza preoccuparsi di cristianizzare la vita sociale e la politica; hanno creduto che fosse cosa lecita e degna di lode confinare il cristianesimo nel tempio e abbandonare l’agone pubblico ai principi pagani. Non poterono certo lagnarsi del proprio destino. Hanno avuto quello che volevano: hanno conservato il dogma e il rito e solo la potenza sociale e politica è caduta in mano ai musulmani, eredi legittimi del paganesimo». Sono parole scritte nel 1889, ma che ben ritraggono lo stato attuale di tanta Chiesa e di tanto mondo laico odierno. …Il nostro nuovo «modello di difesa culturale» potrebbe quindi essere mutuato proprio dal jihad: il jihad del cuore, contro il proprio peccato; quello della parola, attraverso la predicazione; quello delle mani, per mezzo delle proprie opere; e, infine, come estrema risorsa, quello della spada. Ma ne esiste un quinto, sconosciuto all’islàm, il martirio per amore verso il proprio nemico. La vittoria, in ogni caso, sarà sempre di Colui che ha vinto il mondo.
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