Resident Evil

Di Simone Fortunato
11 Luglio 2002
“Il migliore dei film tratti dai videogiochi”

A causa di un incidente in un vasto laboratorio sotterraneo, un virus letale si propaga velocemente contaminando il mondo intero.

Le premesse per una nuova schifezza estiva c’erano tutte: l’ennesimo tentativo di replicare il successo di un vendutissimo videogioco (e dopo i vari e maldestri Mortal Kombat, Tomb Raider, Final Fantasy, c’era in effetti da avere paura); un cast di seconde scelte e di dubbio fascino; una sceneggiatura che si preannunciava inesistente. Tutto vero. Eppure, Resident Evil è meno malvagio di quanto si potrebbe pensare (ed è certo il migliore dei film tratti da videogiochi). Intanto perché possiede il fascino dark e apocalittico del testo virtuale di partenza. Non che sia una novità vedere zombies cannibali in giro per la città, ma le ambientazioni sono azzeccate, qualche idea è addirittura buona (la trovata del laboratorio sotterraneo) e tutta la lettura anarchica fra le righe (è per colpa di una potente multinazionale che il virus si è propagato) mette simpatia. A crederci di più, e a metterci più soldi, si sarebbe potuto curare meglio e fare più cose. Come realizzare effetti decenti, sostituire il manichino usato come protagonista con un’attrice degna, distribuire il film in una stagione migliore.

di P. W. S. Anderson
con M. Jovovich, M. Rodriguez

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