Usa, buoni scuola vittoria per i poveri

Di Nucci Alessandra
18 Luglio 2002
Dopo la clamorosa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che per la prima volta nella storia ha dato il via libera ai “buoni-scuola”

Dopo la clamorosa sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che per la prima volta nella storia ha dato il via libera ai “buoni-scuola”, non si potrà più dire che la battaglia per il finanziamento statale alle scuole private è una battaglia a favore della scuola dei ricchi. In prima linea a difendere il sussidio sono le famiglie dei neri dei centri urbani degradati, che chiedono che la scuola torni a funzionare come motore di promozione sociale per i meritevoli. «Una volta la scuola era il biglietto d’uscita dai ghetti del povero di razza nera. Poi, si sono messi di mezzo i nostri stessi leader neri, rendendo le scuole pubbliche una parte del problema. Invece di aiutare i nostri ragazzi ad uscire dal ghetto, la scuola di oggi li intrappola nel sottoproletariato». Sono le parole di The Black World Today, giornale online che dà voce a quella parte della minoranza nera che vuole salire i gradini del riscatto sociale stando dentro al “sistema” e non contestandolo da fuori. Una sentenza di questa portata nel campo educativo non si vedeva da 1954, quando la Corte Suprema dichiarò illegali le scuole “separate ma uguali ”, cioè segregate. Chi si oppone al finanziamento statale alla libera scelta della scuola d’ora in poi non potrà più invocare la Costituzione. Stabilito che i buoni scuola non vanno alle scuole confessionali, ma alle famiglie, che così hanno la possibilità di scelta fra varie opzioni, non esclusa quella delle scuole parrocchiali, per i giudici sono caduti i motivi di opposizione costituzionale. «L’unica preferenza del programma in questione è per le famiglie a basso reddito, che ricevono una maggiore assistenza e hanno la precedenza nelle ammissioni», hanno scritto i giudici, compreso il nero Clarence Thomas, che attribuisce gran parte della sua ascesa da una famiglia modesta allo scranno di giudice della Corte Suprema, alla sua formazione in una scuola cattolica. In specifico, il programma svincolato dalla Corte Suprema fornisce a circa 3.700 studenti (di un distretto che ne conta 75.000) fino a $2.250 a testa per permettere loro di trasferirsi in una scuola di loro scelta. La retta media delle scuole cattoliche, le più numerose, è di $1590, cioè di gran lunga più basso. La scuola statale costa invece tre volte tanto: $4.518. Circa 4000 genitori hanno preferito l’opzione meno cara, pur in presenza di un disincentivo sotto forma di una “franchigia” del 10 per cento, da pagare di tasca propria. Milton Friedman, l’economista Premio Nobel considerato padre dei voucher, non canta vittoria ma chiede anzi di aumentare il valore del buono a $7000 per non limitare la scelta alle scuole meno costose. Allora nascerebbero, sostiene Friedman, scuole nuove dove l’istruzione potrebbe «prevenire il divario fra che ha e chi non ha» e impedire il formarsi di «una società dove un’élite colta provvede a una classe permanente di non-occupabili».

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