Il genio? è il figlio dell’oste

Di Massobrio Paolo
25 Luglio 2002
“Mangiare e bere in compagnia di Guareschi”

Come nasce un genio? Dalla mamma che alla sera, tornando a casa dal lavoro in osteria gli raccontava le favole dov’erano protagonisti i maialini neri, rossi e a macchie rosa. Quando Massimo Spigaroli è diventato grande è andato a ricercare quelle razze autoctone della sua Emilia con un’idea: fare un culatello originario. Settimana scorsa, pronti i primi esemplari di quel culatello che nessuna industria potrai mai imitare, Massimo ha invitato i suoi amici del Club di Papillon “Giovannino Guareschi”. Li ha caricati, in 30, su un carro trainato da un trattore e li ha portati sull’argine del Po poi negli allevamenti di maiali di razza nera parmigiana, borghigiana e mora romagnola, e infine nell’Antica Corte Pallavicina, in quelle cantine da sogno, umide degli umori del Po che ogni tanto invade la golena, dove Davide Robuschi, Francesca Sutti e Cristiano Bonassera della Compagnia Tommaso Sgricci hanno messo in scena una pièce dedicata a “Giacomone”, personaggio di Guareschi tratto da Il Vangelo dei Semplici. Il delegato del Club Giovanni Marocchi, il sottoscritto, Ciccio Dondi e tutti gli altri eravamo senza parole. S’è bevuta la Fortana, vedendo passare sotto i nostri occhi il profumo caldo dell’amicizia e della storia, che Massimo e Luciano Spigaroli vogliono rispettare come un Gloria. Questa sì, è “Resistenza Umana”.

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