Non si castrano così nemmeno i cavalli
Una cosa va subito premessa sulle accuse di genocidio arrivate all’ex-presidente peruviano Alberto Fujimori per un turpe affare di sterilizzazioni di massa, e di cui la stampa italiana ha fuggevolmente parlato. Proprio l’Italia, lo sappiamo tutti, ha conosciuto un’autentica devastazione della politica a colpi di manovre giudiziarie. E in Perù in questo momento sono in corso una serie di botte e risposte trasversali attraverso la magistratura e le piazze in cui, come si dice a Roma, “il più pulito cià la rogna” (vedi box).
“Silenzio, ti lego le ovaie”
Detto questo, però, va aggiunto che, per quanto il tirare fuori l’accusa proprio ora sembri pretestuoso, la storia era di pubblico dominio almeno dal 1998. Quel che ora si è precisato sono solo le sue dimensioni, che non riguardano abusi isolati come si era pensato, ma sono in effetti impressionanti. Secondo un rapporto di recente pubblicato dal ministero della Sanità di Lima, infatti, nella decade compresa tra 1990 e 2000 furono sottoposti a intervento per togliere la capacità riproduttiva 314.600 donne e 24.650 uomini. E anche se la stampa italiana ha parlato di “sterilizzazioni forzate”, in effetti il termine corretto da usare dovrebbe essere piuttosto quello di “sterilizzazioni fraudolente”. Il 90% dei “pazienti”, infatti, non solo non sapeva lo scopo di quella operazione, ma non venne informati neanche dopo. Un esempio classico di quel che accadeva è rappresentato da quella ragazza della zona di Cuzco che si recò in ospedale per una banale appendicite, e a cui i medici già che c’erano le legarono pure le ovaie, senza dirle niente. Solo dopo aver visto che le mestruazioni non le venivano più e che non riusciva a rimanere incinta la poveretta tornò in ospedale a chiedere spiegazioni. Le spiegarono che se non procreava era per «nervosismo e mancanza di igiene», ma lei non si convinse e andò da un medico indipendente di sua fiducia, che fece le dovute analisi e scoprì quello che le era accaduto. In altri casi ancora, a contadini e indigeni che non avevano nessuna necessità di farsi sottoporre a operazioni i medici della Campagna di Pianificazione Familiare del governo raccontavano di stare realizzando campagne contro le malattie veneree o le infezioni uterine, proponendo interventi di “profilassi”. «A quelle che si mostravano scettiche promettevano alimenti o vestiti», ha testimoniato un’altra vittima.
Pratiche in stile hitleriano
Quando però nessun argomento riusciva a convincere, vi furono effettivamente degli interventi forzati, anche se non più di 300. Scandalo nello scandalo, secondo il rapporto almeno il 45% delle operazioni furono fatte senza neanche l’intervento di un anestesiologo, con immaginabili complicazioni che in una cinquantina di casi portarono alla morte dei pazienti. Anche se, stando al Difensore del Popolo che si è assunto la difesa d’ufficio di Fujimori, più che all’intervento in sé i decessi sarebbero stati dovuti alla mancanza di assistenza successiva. I medici passavano per un villaggio, sterilizzavano, e poi andavano da un’altra parte…
Lo stesso Difensore, osservando che «300 sterilizzazioni forzate e 50 morti sono un fatto grave ma non tanto da configurare addirittura una fattispecie di genocidio», ha invitato alla cautela, ed ha detto che le responsabilità di Fujimori vanno considerate «politiche, non penali». Altri giuristi ribattono che sia le leggi penali peruviane che le convenzioni internazionali sottoscritte dal Perù considerano la sterilizzazione senza consenso un crimine, anche perché pratiche del genere furono applicate da Hitler negli anni ’30 e finirono poi sul banco delle accuse di Norimberga.
Vasectomizzare i tecnocrati Onu
è un dibattito acceso, che rischia però di far dimenticare quell’altro sulle responsabilità morali dell’operazione. Fujimori insisteva spesso sul pericolo della “bomba demografica” in Perù, e sulla necessità di rendere la gente “consapevole” a proposito della pianificazione familiare. Un’altra iniziativa del suo governo, a questo proposito, era stata quella di “arruolare” un gruppo di prostitute come “istruttrici” sulla prevenzione anti-Aids presso i loro cienti, dopo apposito corso addestrativo. Quanto alla campagna di sterlilizzazioni, fu portata avanti sistematicamente in tutte le regioni povere dove il tasso di crescita demografico superava il 5% all’anno. Ma come ha ricordato Héctor Chávez, il presidente della Sottocommissione legislativa che studia il caso, la responsabilità potrebbe ricadere non solo sull’ex-presidente, ma anche su organismi internazionali come l’Agenzia Internazionale per lo Sviluppo degli Stati Uniti o altre organizzazioni private. Si sa, le campagne di sterilizzazioni forzate o fraudolente fanno parte di quel repertorio di misure standard imposte per lo sviluppo del Terzo Mondo allo stesso modo delle ricette spesso fallimentari del Fondo Monetario Internazionale: “compitini” che i governi devono svolgere per dimostrare la loro diligenza, e ricevere così la “promozione” dei fondi che permettono loro di realizzare investimenti o, più spesso, semplicemente per andare avanti. In realtà, tutti gli studi su periodi storici abbastanza lunghi per essere significativi dimostrano che non è il calo demografico e portare allo sviluppo, ma semmai il contrario. Evidentemente, però, mandare medici a fare vasectomie e a legare ovaie è più facile che creare posti di lavoro.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!