We were soldiers

Di Simone Fortunato
30 Agosto 2002
“Dopo 25 anni di film sul Vietnam non è rimasto molto da dire”

La rievocazione di una delle battaglie più cruente nel Vietnam.

Erano soldati. Erano eroi. Erano attori. Soprattutto uno, Mel Gibson lontano parente di quella star che diede vita a Braveheart, capolavoro di fierezza e spirito religioso. Lo abbiamo esaltato nelle sue gesta contro gli inglesi, salvo poi ricrederci trovandolo impegnato in filmetti deboli (Payback), filmacci guerrafondai (Il patriota) o in fiction pseudotelevisive, (What Women Want). Infine lo ammiriamo prodigarsi per il bene della Patria in un film di guerra. Mel è uno con gli attributi. è un colonnello pluridecorato, padre di famiglia, cattolico e con un grappolo di figli. è un condottiero coraggioso, tratta con dolcezza i propri subordinati, che bombarda di discorsi paternalistici. è un uomo perfetto, senza macchia. È un eroe. Peccato che il film faccia schifo. Sarà per le badilate di retorica che sopravanza minuto dopo minuto, battuta dopo battuta. Sarà perché dopo venticinque anni di film sul Vietnam è rimasto effettivamente poco da dire. Sarà perché il cast è assemblato male e diretto peggio. Sarà perché una regia inesistente pensa più a scopiazzare male grandi classici che a portare avanti il compitino. O semplicemente, sarà perché il bel Mel, ha sbagliato il film. Per l’ennesima volta.

di R. Wallace
con M. Gibson, M. Stowe

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