Cosa vedere, cosa buttare

Di Simone Fortunato
22 Agosto 2002
Tra attacchi alla Chiesa e filmetti, non tutto è da cestinare. Il nostro critico detiene anche un record, è stato uno dei cinque spettatori de “L’imprevisto è Zana”

Filmoni quest’anno non ci sono stati, per lasciare spazio a filmetti. Belli, brutti o orribili, ma pur sempre filmetti. A Beautiful Mind è, con buona pace di tutti, un filmetto. Sopravvalutato in toto, è un film con alle spalle un regista diligente ma senza inventiva, che consegna il compitino ordinato e pulito, non dà scossoni e non dà fastidio a nessuno. Eppure, non è stata una stagione di soli filmetti, e almeno cinque erano i capolavori da vedere e rivedere: A.I. – Artificial Intelligence, Moulin Rouge!, Il Signore degli Anelli, L’uomo che non c’era, Parla con lei. Cinque capolavori (tutti dimenticati agli Oscar), diversi per stile e contenuti ma capaci di scavare con verità nel reale. E, insieme, capaci di formare un vero e proprio percorso, realistico e spirituale al tempo stesso, rispettivamente: Dio, L’affezione, La compagnia, Il Destino, il Miracolo. E come tutti i capolavori, capaci di acquistare valore e bellezza con il tempo, e con nuove visioni. è stata anche la stagione in cui il cinema ha sferrato un attacco alla Chiesa: film come I banchieri di Dio, Amen, 40 giorni e 40 notti, e l’osannato e peggiore L’ora di religione sono il segno evidente che nemmeno al cinema si può ormai stare tranquilli. La speranza è, comunque, che si continuino a sferrare attacchi del genere. Così poveri culturalmente e ridicoli da un punto di vista artistico. Dopo la Chiesa, anche la guerra è, come sempre negli ultimi anni, una protagonista del cinema mondiale: No Man’s Land (sulla guerra nella Ex Jugoslavia) e Bloody Sunday (sul conflitto anglo-irlandese) erano i migliori, tutti gli altri (Behind The Enemy Lines, Black Hawk Down, Capitani d’aprile, Harrison’s Flower, Windtalkers) da buttare, o quasi. E il cinema italiano? Dopo l’exploit dell’anno scorso, arranca un po’, ma procede. Da vedere, anche se ho dei dubbi, Casomai di D’Alatri, Il più bel giorno della mia vita della Comencini, e il documentario su Pasolini della Betti. Il resto è più o meno un disastro con delle punte verso il basso (Vajont, per citare il peggiore). Ma è stato una stagione grande per film indirizzati a bambini, con dei capolavori unici (Monster’s & Co. su tutti) e film molto interessanti (L’era glaciale, Momo, Lilo & Stitch), e con qualche, inevitabile, caduta (Aida degli alberi, Atlantis).
E l’anno prossimo? Aspettando con trepidazione quello che sarà il capolavoro del decennio (Gangs of New York di Scorsese, in uscita a dicembre ed il cui trailer vale già metà di tutti i film di quest’anno), consoliamoci con il nuovo film di Spielberg, Minority Report, tratto da un racconto di Philip K. Dick e Pinocchio di Benigni, altrettanto atteso e in uscita a Natale.

I peggiori
In ordine decrescente, bisognava uscire al primo tempo dei seguenti film: Vanilla Sky con l’orribile coppia Cruise-Cruz, Il mandolino del capitano Corelli, Danni collaterali e D-Tox. Ma il film che avrete la fortuna di non vedere (perché proveranno vergogna solo a pensare di fare una Vhs) è quello programmato per soli tre giorni al cinema Odeon a metà giugno. Un film di cui si sono (fortunatamente) perse le tracce dopo una manciata di spettatori. Il suo nome è L’imprevisto è Zana, coproduzione foggiano-kosovara con protagonista un donnone albanese ultraquarantenne e sempre mezza nuda, in fuga dal Kosovo per riparare a Foggia dove vivrà prostituendosi. Un film softcore, di cui vi risparmio ogni commento. Una sola nota su tutte. Quel pomeriggio di giugno eravamo in cinque in sala. Due albanesi, due zingari e il sottoscritto. E nelle lingue diverse, ci chiedevamo tutti: Perché?

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