Più dialogo, meno chiese (occupate)
Quando nel 1996 la chiesa di Saint Bernardin venne occupata dai clandestini, questi, che in alcuni casi è giusto chiamare sans-papiers, vivevano un problema reale. Molti avevano un impiego, una moglie e dei figli, spesso erano in Francia da più di dieci anni, ma lavorando in nero, e non per loro scelta, soprattutto nel settore dell’edilizia e nelle società di pulizie, queste persone si trovavano in una “terra di nessuno”, perché a causa di leggi contraddittorie non potevano essere né espulse né regolarizzate. Quindi quello che allora venne definito il movimento dei “sans-papiers” aveva delle ragioni da difendere. Il problema fu il metodo che utilizzarono.
Chiese occupate per Teacher degli agit prop umanitariani
Furono in molti a trovare fuori posto che dei musulmani, come erano in gran parte i “sans-papiers”, occupassero un luogo di culto cattolico. Non piacque neppure il ricatto morale, che voleva imporre con la forza il confronto tra i buoni – cioè gli oppressi, i “sans papiers” – e i cattivi – le forze dell’ordine e l’allora governo di Alain Juppé, un governo di destra che, per definizione, non può essere che autoritario e insensibile alla disperazione degli umili. A questo schema azione-reazione, un classico dell’agitprop (l’occupazione di una scuola o gli scontri in una manifestazione seguono lo stesso schema), non poteva mancare la sfilata di attrici, uomini di scienza, notabili, politici, tutti naturalmente militanti per un mondo migliore e tutti sensibili alla sofferenza degli umili, contrariamente agli uomini del governo e alle gerarchie cattoliche che fecero sgomberare la chiesa con la forza – e come altrimenti? Si seppe in seguito che “l’operazione Saint Bernard” era stata preparata da militanti del partito comunista e della Lega Comunista Rivoluzionaria.
Il silenzio di Lang sia un monito per Cofferati
Quell’episodio servì da lezione. Dall’occupazione di Saint Bernard a quella di Saint-Denis sono passati sei anni, allora come oggi governava un governo di centrodestra – una coincidenza, probabilmente, mentre durante il governo della gauche plurielle il movimento dei “sans papiers” era come “addormentato” – tuttavia il tempo non è passato inutilmente: la Chiesa ha accolto e dialogato con i nuovi “sans-papiers” e perché potessero occupare simbolicamente la basilica ha messo a loro disposizione i locali della parrocchia adiacente. Così facendo ha eliminato l’arma del ricatto morale assolvendo nello stesso tempo al suo ruolo, dando sostegno a chi ne ha bisogno. Quando il Vescovo, considerando che la mediatizzazione dei “sans-papiers” aveva contribuito a riportare all’attenzione i loro problemi reali, ha chiesto di lasciare liberi i locali, i clandestini se ne sono andati con calma, anche se una quarantina di loro, volendo probabilmente ripetere “l’operazione Saint Bernard” hanno cercato di occupare con la forza la basilica, trattenuti dagli altri che rifiutando la prova di forza hanno mostrato di preferire il dialogo ed il rispetto reciproco. Tra coloro che sono andati a Saint- Denis a portare il proprio sostegno ai “sans-papiers” c’era Jack Lang, notabile socialista ed ex ministro del governo Jospin. Ma alla domanda: «Cosa ha fatto in questi anni la sinistra per noi?», Lang ha abbassato la testa e non ha risposto. Chi, come Cofferati, è maestro nel cavalcare le angosce dei più deboli, farebbe meglio a scegliere il dialogo e il rispetto reciproco come strumento politico.
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