Un festival ridotto a mezzucci
Venezia che fa scandalo. Venezia che fa orrore. Il festival del sesso, dell’amore libero, del sadismo, della morte, della solitudine. Il festival della disperazione. La solita Venezia. Fa specie che negli ultimi anni, il festival, forse per non perdere terreno nei confronti di rivali più accreditati (Cannes e Berlino), debba ricorrere a film scandalo che possano turbare le coscienze o, meglio ancora, ottenere titoloni sui giornali. L’anno scorso, con un altro direttore e un’altra giuria, figurava in concorso un film austriaco, Canicola di Ulrich Siedl. Nell’accaldata periferia di Vienna, storie varie all’insegna di sesso e violenza. Orge e ammucchiate con corpi e genitali ben in primo piano, prestazioni sessuali di donne ultrasessantenni e altre schifezze del genere. Vincitore del Gran Premio della Giuria. Sempre in concorso, Bully dell’americano Larry Clark, ritraeva ragazzotti della classe media americana impegnati disperatamente a far sesso e violenze inenarrabili. Nel messicano Y tu mama, tambien di Alfonso Cuaròn (sempre in concorso), due adolescenti intraprendono un viaggio verso il nulla assieme ad una procace e più matura ragazzona. Sesso, sesso e ancora sesso, tanto per gradire. Inquadrature pornografiche ed uno sprezzo assoluto della vita e della persona.
(s. f.)
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