Johannesburg? Un successo
Le conclusioni del Summit mondiale sullo Sviluppo sostenibile che si è appena concluso a Johannesburg non sono poi così male. I risultati raggiunti, in termini di impegno dei governi e di progetti concreti sono molti di più di quelli discussi e mai realizzati a Rio de Janeiro». Questo il primo commento a caldo di S. E. mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del pontificio Consiglio Giustizia e Pace, in merito alla conclusione del vertice mondiale sull’ambiente.
«Nonostante le incomprensioni che hanno caratterizzato i lavori – ha continuato mons. Crepaldi – bisogna considerare che sono stati approvati 562 progetti ed ai Paesi poveri verranno messi a disposizione 1,5 miliardi di Euro. È pur vero che, come la delegazione della Santa Sede ha sottolineato, non ci sarà sviluppo vero, senza un reale impegno nella promozione integrale della persona, ma da qualche parte bisogna pur cominciare».
Le associazioni ambientaliste, dopo aver minacciato in varie occasioni di ritirarsi, hanno parlato di totale fallimento…
«Capisco la loro delusione, d’altro canto l’approccio culturale che ha caratterizzato il Summit è molto diverso da quello tipico delle associazioni ambientaliste. Avrebbero voluto mettere sul banco degli imputati lo sviluppo dei Paesi ricchi, considerato da alcuni gruppi ambientalisti come la causa prima dell’inquinamento, invece si è discusso soprattutto di come vincere il sottosviluppo, che nella realtà è risultato come il principale problema da risolvere. Molti gruppi ecologisti chiedevano misure per limitare consumi e legislazioni restrittive per i progetti di sviluppo, mentre sia gli Stati Uniti che la gran parte dei Paesi in Via di sviluppo, sono sembrati favorevoli a misure espansive, sia nel commercio che negli investimenti infrastrutturali. È vero che esistono problemi ambientali seri, ma questi non possono essere risolti solo con planetarie dichiarazioni di intenti. Da parte sua la Santa Sede è favorevole al’utilizzo di tutti i mezzi più moderni per il progresso dei popoli, ma non ci sarà soluzione vera ai problemi se insieme a tecnologia, scienza ed investimenti non ci si impegna per uno sviluppo integrale dell’uomo. Il protagonista della lotta alla povertà e all’aiuto allo sviluppo è l’uomo. I poveri non sono meri clienti da trasformare in consumatori. La crescita umana è un beneficio per il mondo intero, per questo la Chiesa propone l’evangelizzazione e promozione umana sia nei confronti dei Paesi poveri che di quelli ricchi».
La britannica Clare Short, Segretario del Regno Unito dell’International Development, ha proposto il libero aborto e la contraccezione come misura sanitaria di base, sollevando una discussione che ha visto le diverse delegazioni dividersi…
«Le preoccupazioni riguardanti la presunta “bomba demografica” sono ormai superate. La realtà mostra che tutte le previsioni sulla crescita demografica devono essere ridimensionate e che i programmi adottati per la riduzione delle nascite non hanno portato nessun beneficio, anzi hanno pesantemente violato il diritto alla vita e i diritti umani fondamentali di milioni di donne e uomini. È interessante notare che questa volta la posizione della Santa Sede è stata condivisa dagli Stati Uniti e da un foltissimo gruppo di Paesi in Via di Sviluppo. Deludente invece la posizione dell’Unione Europea che, ad eccezione della delegazione italiana, su questo punto ha sposato le posizioni anti vita».
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