Il mio amico medico Jérôme

Di Persico Roberto
12 Settembre 2002
“Lejeune non ebbe il Nobel perché era antiabortista”

Nell’introduzione, Roberto Colombo ricorda lo sconcerto dei media allorché Giovanni Paolo II, durante il suo viaggio in Francia nel 1997, si recò a pregare sulla tomba di Jérôme Lejeune. Pochi ricordavano chi fosse. Il sistema mediatico aveva steso sul suo nome una cortina di silenzio. Eppure era l’uomo che aveva scoperto la trisomia 21, l’errore genetico che provoca la sindrome di Down. Quella scoperta segnava la nascita della terapia genetica moderna. Gli avrebbe meritato il premio Nobel. Ma Lejeune si era macchiato di un peccato imperdonabile: era tenacemente, pubblicamente, scientificamente antiabortista. Niente Nobel. Il Papa ne parlava come de «il mio amico Jérôme», e nel 1994 lo nominò presidente della “Pontificia Accademia per la vita”. Lui non si limitò mai alla ricerca, e fino all’ultimo la accompagnò alla pratica clinica, per cercare di guarire i suoi piccoli pazienti: «L’uomo capace di annunciare a dei genitori che il loro bambino è gravemente lesionato» insegnava ai suoi studenti «senza sentire il suo cuore sconvolgersi al pensiero del dolore nel quale li sta sprofondando non sarà mai degno della nostra professione». Aletti e Frigerio, due che la battaglia per la vita l’hanno sempre combattuta in prima fila (qualcuno ricorda ancora il vergognoso attacco di cui furono bersaglio anni addietro, solo perché, applicando semplicemente la legge, avevano dissuaso dal suo proposito una ragazza che si era presentata alla loro clinica per abortire), hanno raccolto in questo volumetto alcuni dei suoi testi più interessanti. Tra questi un intervento al Meeting di Rimini in cui diede una memorabile lezione di metodo cristiano, mostrando come i sette doni dello Spirito Santo fossero il criterio adeguato per affrontare il problema dei limiti della ricerca biomedica. E a chi gli obiettava che i cattolici non devono imporre la propria morale agli altri rispondeva senza esitazioni: «In una democrazia moderna, nella quale la morale pubblica viene definita dalle leggi, per ogni cittadino cercare di far passare nelle leggi del proprio Paese ciò che egli considera come la morale non è soltanto un diritto, ma un dovere democratico».

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