Il camaleonte vincente

Di Zappa-Scholtz Monica
19 Settembre 2002
Schröder è apparso spregiudicato. E fortunato. Stoiber aveva i fatti dalla sua parte, ma gli è mancato il guizzo di genio. E domenica la Germania vota...

Dopo le ultime settimane di campagna elettorale è diventato definitivamente chiaro che né i partiti né i programmi sono al centro dell’attenzione degli elettori. Ciò che interessa è la vèrve dei cancellieri reali e potenziali durante i duelli televisivi, la mimica, lo sguardo, i secondi supplementari coi quali si cerca invano di spiegare la propria posizione. La confusione è cominciata a serpeggiare proprio lì, negli studi televisi della Rtl e della Ard/Zdf allorchè i giornalisti, prima due uomini e poi due donne (quel che è giusto è giusto!) sono riusciti a ridurre i veri temi dell’attuale politica tedesca, disoccupazione, alluvione, sicurezza interna, attacco all’Irak a puro gioco circense. L’obiettivo prefissato è stato raggiunto: l’audience e il risveglio dei sensi. Perché, come acutamente ha osservato un commentatore della Faz, non di testa si tratta ora ma di pancia, o meglio chissà se la ragione avrà la meglio sui sensi.

Senza di noi
Nell’altalena delle emozioni, delle simpatie ed antipatie è sopravvissuto Schröder. Stoiber, dopo un sorprendente buon inizio, si è un po’ accasciato. Si è fidato dei suoi numeri, delle sue tabelline dei conti ma sembra che in politica oggi contino ben altri numeri. Messo perciò temporaneamente da parte Stoiber, che fino a quel momento era in testa alle preferenze, oscurati i dolenti temi di politica interna, Schröder ha cercato un nuovo pezzo da solista; i girotondi li lasciamo fare agli italiani. Il titolo della rappresentazione: “Senza di noi”. Schröder ha affermato che sotto la sua direzione la Germania non parteciperà a nessuna azione militare contro l’Irak perché, si chiedono lui e Fischer, «cosa accadrà il giorno dopo?». Anche se la domanda è più che pertinente nasce spontaneo il dubbio che qui non si tratti tanto del giorno dopo quanto del giorno elettorale, della necessità di un forte segnale populista ai pacifisti rossi e verdi un po’ smarriti. La cosiddetta “via tedesca“ è stata giustificata da Schröder con riferimenti ad alcune esagerazioni di Cheney ben sapendo che la richiesta di partecipazione di soldati tedeschi a operazioni militari anti-Irak si poneva solo in astratto, essendo le forze armate già impegnate in altre azioni di pace per l’Onu. Ma pur volendo dare fiducia a tale rifiuto, perché il signor Schröder ufficialmente si ricusa, nonostante gli inviti di compagni e non, di telefonare a Bush, a Chirac a Berlusconi per convincerli della lungimiranza della sua posizione? Perché vuole indossare la veste bianca, lavarsene le mani sulla scena internazionale, fare il primo della classe come se il resto del mondo fosse per natura guerrafondaio. Un commentatore italiano testualmente scrive di una Germania «adulta», che si assume nuove responsabilità… ma quali?

Il sinistro camaleonte
Schröder individua il pericolo di un isolamento e deve recuperare il rapporto con gli Usa e con i propri elettori pro-Usa. Che fa? Ricorda loro di essere stato proprio lui a chiedere al Parlamento, all’indomani dell’11 settembre, il consenso per il contributo di soldati tedeschi ad operazioni militari anti-terroristiche (da sempre richiesto dagli stessi democristiani) legando per di più questa delibera ad un voto di fiducia (costringendo, quindi, indirettamente i democristiani a votare “no“). Un mossa al limite della perfidia: Schröder si presenta come pacifista ai pacifisti e agguerrito a coloro che vogliono combattere il terrorismo. Neanche un camaleonte riuscirebbe a cambiare colore così simultaneamente.

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