E in principio fu il Foglio

Di Tempi
19 Settembre 2002
Era il febbraio 2001 quando il quotidiano di Giuliano Ferrara uscì con una bella inchiesta sugli affari che la sinistra dalemiana aveva fatto con il Bingo

Era il febbraio 2001 quando il quotidiano di Giuliano Ferrara uscì con una bella inchiesta sugli affari che la sinistra dalemiana aveva fatto con il Bingo. In uno dei passaggi dell’inchiesta si poteva leggere: «Che c’entra Colaninno? C’entra, perché ultimamente sembra che i terreni su cui Colaninno preferisce muoversi siano soprattutto due: le telecomunicazioni e le lotterie. Già c’è il caso della Lottomatica, che per conto dello Stato gestisce il Lotto, un giochino attorno al quale nel 1999 sono ruotati oltre 19mila miliardi. Lottomatica (che nel ‘99 ha sfoderato un fatturato di quasi ottocento miliardi) è per il 45% in mano a Olivetti-Telecom. Ora Lottomatica è in corsa anche per accaparrarsi la gestione del Gratta e vinci, ma a Colaninno non basta: il 6 settembre, in uno studio legale di New York, la Cirmatica Gaming ha scucito 230 miliardi di lire per garantirsi una grande quantità di azioni privilegiate di Autotote. Questa Autotote s’era appena fusa con Scientific Games, formando così un colosso da mille miliardi nel settore dei terminali per scommesse e dei sistemi per lotterie istantanee; un gigante, si è calcolato, con il 65 per cento del mercato americano e clienti in oltre sessanta paesi. Questa è Autotote. E Cirmatica Gaming? Cirmatica Gaming è una “newco” con sede a Barcellona (come Cirsa) e interamente posseduta proprio da Lottomatica. Così Colaninno, attraverso Lottomatica, non è soltanto un grande protagonista delle lotterie italiane, ma lo è diventato anche di quelle americane. Attraverso Olivetti International, per di più, Colaninno si è garantito altri dieci milioni di dollari di azioni di Autotote. Fin qui il contorno. Ora viene il succo. È previsto che il 50% di Cirmatica Gaming venga entro l’anno rilevato proprio dalla Cirsa. Cirsa, a sua volta, ha ceduto il 4,98% del proprio capitale a Lottomatica, a un prezzo di ottantuno milioni di euro, circa centosessanta miliardi di lire. Un prezzo che a molti è sembrato eccessivo, non tanto di fronte all’indebitamento di Cirsa, che nel 1999 ha superato del 178 per cento l’attivo, e nemmeno davanti al fatturato, che nello stesso periodo è stato di mille milioni di euro. È sembrato eccessivo pensando all’immagine di Cirsa, ultimamente non limpidissima. Per tre volte, infatti, la società spagnola ha tentato il collocamento in Borsa, che per tre volte le è stato negato dagli organi di controllo. Non bastasse, il giudice madrileno Baltasar Garzón ha messo sotto inchiesta due società del gruppo (la International Holding Services e la International Gaming Manifacturing) col sospetto di riciclaggio del denaro sporco».

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