Magdalene, tutta un’altra storia

Di Autieri Antonio
26 Settembre 2002
Tanto di cappello a Vittorio Messori che sul Corriere (14 settembre) ha osato fare le pulci a Magdalene

Tanto di cappello a Vittorio Messori che sul Corriere (14 settembre) ha osato fare le pulci a Magdalene dubitando della sua sincerità. Sulla sua scia, chiediamo: se quanto sostiene il regista è vero (30mila donne imprigionate e seviziate su una popolazione di sei milioni di abitanti, una percentuale spaventosa), i casi sono due: o gli irlandesi erano conniventi in una disumana strage o erano tenuti in scacco dall’abilità diabolica di un gruppo di suore. E ancora: nel film, a Natale, le suore proiettano per le prigioniere Le campane di Santa Maria e invitano «il vescovo con sua moglie». Moglie? È un vescovo protestante. Ma vorremmo conoscere un protestante così ben disposto nei confronti del monachesimo femminile, uno stile di vita che i riformati hanno sempre aborrito. È ancora più inspiegabile come suore così intransigenti si permettano di invitare un vescovo scismatico e scomunicato (fanno parte del complotto anche i luterani?). Il regista, presentando questo film, ha tirato fuori le sue «sincere radici cattoliche» paragonando la Chiesa ai talebani (ma forse pensava a se stesso). Tra l’altro, a maggio aveva dichiarato che lui e tutti i “veri compagni” avrebbero boicottato Venezia finché al governo in Italia ci fossero stati Berlusconi e i fascisti. Cosa gli ha fatto cambiare idea?
Beppe Musicco
e Antonio Autieri

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