Quei Servizi di “le Monde”

Di Arrigoni Gianluca
26 Settembre 2002
Il quotidiano dei girotondini francesi acquista testate cattoliche, i cui proprietari forse non ricordano le posizioni di Colombani&C. sul genocidio ruandese

La notizia da leccarsi i baffi è la seguente: recentemente il gruppo editoriale Le Monde ha perfezionato l’acquisizione del 30% delle “Publications de la Vie catholique” (Pvc), editore tra l’altro di Télérama e La Vie. In un articolo informativo dello scorso 24 luglio, Le Monde ha voluto far sapere che «la famiglia Hourdin, Michel Houssin, Geneviève Laplagne, François de la Villeguérin e Jacques Bayet (proprietari di Pvc – ndr) cercavano un acquirente per una parte delle loro azioni: un nuovo partner che condivida al loro fianco la preoccupazione per l’indipendenza del gruppo ed il rispetto dei valori del cristianesimo» (in corsivo nel testo originale). I laicissimi proprietari di Le Monde (una cooperativa giornalistica) hanno sottoscritto volentieri l’accordo: come si dice da secoli, Parigi val bene una Messa. Però… C’è almeno un però. Nel 1994 tutta la stampa francese, cattolica e non, denunciò il genocidio dell’etnia tutsi in Ruanda, compiuto da un regime amico della Francia di Mitterrand. L’unica eccezione relativa fu quella di Le Monde, che tentò sospetti equilibrismi. Nel 1998 un libro dell’africanista Jean-Paul Gouteux (Un génocide secret d’Etat. La France et le Rwanda 1990-1997, Editions Sociales) racconta alcuni retroscena del genocidio e parla di una vera e propria strategia di disinformazione dovuta in particolare a Le Monde; definisce “onorevoli collaboratori” – espressione abitualmente utilizzata per dei giornalisti che seguono le direttive dei servizi segreti – il direttore di Le Monde Jean-Marie Colombani ed i giornalisti del quotidiano Jacques Isnard e Jean Hélène. Parte la querela. Sotto accusa è il capitolo intitolato “Il ruolo dei servizi segreti”, sottotitolo: “Dei giornalisti nell’ombra dei Messieurs Afrique”. In quel capitolo Gouteux mette in evidenza come gli articoli di Le Monde abbiano descritto la situazione in Ruanda come se si trattasse di uno scontro a base etnica tra due avversari che si combattono, gli hutu e i tutsi, quando in realtà il regime della famiglia Habyarimana, autoritario e razzista, era saldamente in mano agli hutu e mise in atto una vera e propria strategia genocida che costò la vita ad almeno 800mila persone.
Due anni dopo Le Monde perde la causa. Nella sentenza del 10 maggio 1999 pronunciata dal Tribunale di Grande Istanza di Parigi e favorevole a Jean-Paul Gouteux, si tiene conto della “testimonianza” di Claude Silberzahn, ex direttore della Direzione Generale della sicurezza esterna (Dgse, i servizi segreti francesi), che nel 1995, nel libro Au Coeur du secret, scritto insieme a Jean Guisnel, a pagina 100, a proposito di due interviste pubblicate da Le Monde scrive: «Il momento della loro pubblicazione è stato a lungo “complottato” con gli amici che ho da molto tempo in questo giornale – ed in particolare Jacques Isnard che le ha realizzate e Jean-Marie Colombani che le ha accolte. La scelta di Le Monde era stata dettata dalla mia volontà di toccare le capitali straniere, l’ambiente decisionale parigino…». Se Jean-Marie Colombani e Jacques Isnard sanno rendersi utili ai “servizi”, scrive il tribunale nella sua sentenza, non può essere messa in dubbio la buona fede di Jean-Paul Gouteux quando li definisce “onorevoli corrispondenti”, termine, come conferma il tribunale, «abitualmente utilizzato nei confronti di giornalisti in relazione con i servizi segreti». La sentenza è stata confermata il 31 marzo del 2000 dalla Corte d’appello di Parigi. Rispetto dei valori del cristianesimo? Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò.

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