Callas Forever

Di Simone Fortunato
26 Settembre 2002
“Il livello è quello dei Vanzina primi anni ‘80”

1977: gli ultimi giorni di vita di Maria Callas spesi nel tentativo di rinverdire il proprio mito.

Finirà certo nei libri di storia del cinema. Del cinema trash. Del cinema spazzatura, a far compagnia film come Arrapaho e Attila il flagello di Dio. Già, perché si stenta a trattenere le risa di fronte all’ultimo film di Zeffirelli. La materia è quanto di più artisticamente elevato si possa concepire: la Callas, di cui si osano romanzare gli ultimi anni di esistenza. La fattura è pari a qualsiasi film dei Vanzina dei primi anni ’80. Tutto ciò che si vede è brutto o mal riuscito. Dalla fotografia, datatissima e incolore, ad una approssimativa direzione degli interpreti, da una sceneggiatura priva di mordente e di ritmo ad una confezione generale distratta per non dire grossolana (siamo nel 1977 a Parigi, ma circolano per le strade Smart e monovolume). Un obbrobrio, pure prolisso, noiosissimo che farà arrabbiare i fans della Callas (che nel film troveranno dell’originale solo l’eco lontana della voce) e lascerà semplicemente indifferenti tutti coloro che della più grande cantante lirica di tutti i tempi hanno solo qualche vago sentore. Il peggior film di Zeffirelli.

di Franco Zeffirelli
Con Fanny Ardant, Jeremy Irons

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