L’Italia multata dall’Ue

Di Nucci Alessandra
26 Settembre 2002
Lo scivolamento indietro dell’apprendimento delle lingue verso un’età sempre più precoce

Lo scivolamento indietro dell’apprendimento delle lingue verso un’età sempre più precoce ha fatto un gruppo particolare di vittime, quello dei lettori universitari. Declassato l’insegnamento delle lingue a uno strano status da disciplina essenziale ma “superata”, nel senso che si suppone già acquisita in precedenza, i 1500 professionisti di questa disciplina si trovano da anni in uno strano limbo di non-docenza. Non si spiega altrimenti, infatti, se non con questa politica di declassamento, la curiosa omogeneità dei comportamenti dei tanti governi diversi che si sono succeduti negli anni, di fronte alle istanze e le riuscite azioni legali di questa categoria, troppo sparuta per flettere i muscoli in piazza ma anche troppo consistente perché si possa tranquillamente ignorarne le ragioni. Questi 1500 stranieri, soprattutto europei, stanno in cucina, per così dire, a confezionare e correggere compiti, insegnando agli studenti la lingua viva, mentre le cattedre e i contatti di prestigio vanno a chi ha il tempo di elaborare formulazioni teoriche sulla storia, della letteratura o della pedagogia. Dagli anni Ottanta, oltre all’esperienza didattica hanno messo insieme anche un’expertise in campo giudiziario, prendendo le vie del Tar, del Consiglio di Stato e, infine, della Corte di Giustizia europea dove, come al Parlamento europeo, hanno ottenuto una vittoria dopo l’altra, a partire dal 1989. Del 1995 è una legge che riconosce la loro funzione ma la definisce come un mero “sostegno tecnico”, senza cioè le caratteristiche della docenza. E la Riforma Universitaria che dovrebbe andare presto in vigore non li menziona neppure. A metà del 2001 però è intervenuto un fatto nuovo che riguarda le tasche di tutti: la Corte Europea di Giustizia ha condannato l’Italia a una supermulta che crescerà di ben 20mila euro al giorno, di gran lunga di più della somma occorrente per rimediare alla “discriminazione contrattuale” lamentata dai lettori, se non saranno presi dei provvedimenti in tempo, prima della messa in mora da parte della Commissione europea. I lettori chiedono il riconoscimento dell’anzianità di servizio. Quanto costerebbe al contribuente continuare a far finta di niente?

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