Il maestro Tadini

Di Maffeo Alberto
03 Ottobre 2002
Sembra un fatto strano oppure tragicamente banale ma è morto Emilio Tadini

Sembra un fatto strano oppure tragicamente banale ma è morto Emilio Tadini, silenziosamente, senza voler disturbare, mercoledì scorso. Ne parliamo senza l’interesse di chi è del “giro”, scrittori, poeti o pittori; ne parliamo perché, pur nella sua coerenza ideologica, non ha mai rinunciato alla sua apertura umana, al suo discreto interesse per chi ha incontrato. Per quelli tra noi che sono stati suoi allievi all’Accademia, per chi ha considerato amici con un punto di vista diverso da cui guardare, per i suoi che amava. Scriveva con la stessa leggerezza con la quale dipingeva, con la voglia di divertirsi, quasi un bambino nell’approccio con i suoi giochi, serissimo nell’ascoltare, nel prenderti in considerazione. Lo ricordo quando, con ironia quasi blasfema, rispondeva a divagazioni sul Paradiso. Rideva temendo di dovere passare l’eternità a dialogare con il Curato d’Ars, temuto convitato dall’eccessiva semplicità umana e dalla nota carente erudizione. Ma con la stessa intensità intelligente era capace di commentare l’opera di un altro grande lombardo, Giovanni Testori, riconoscendogli quella attenzione per il dolore, la tragicità e l’insensatezza (apparente) della commedia umana «che noi della sinistra non riusciamo più ad avere». Facilmente si può ridurre l’impressione di queste cose a estetismo raffinato, parole da salotto, eppure, essendogli stati vicini, si percepiva dell’altro. Forse neanche lui lo sapeva, forse neppure lui immaginava di essere importante per quello che semplicemente era, non allo stesso modo che gli veniva riconosciuto dalla Milano che conta, dal “giro”. «Certe cose straordinarie riesci a farle quando superi il limite della stanchezza, quando esausto ti lasci portare dal lavoro che stai facendo», come a confermare l’importanza del sentirsi vivo, la voglia di esserci. Per queste e altre cose siamo convinti che il Padreterno non gli metterà in conto molti più debiti di quelli che ha chi sta scrivendo queste righe. Per noi i lavori sono ancora in corso, speriamo di condurli con almeno lo stesso entusiasmo.

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