L’arte (argentina) di arrangiarsi

Di Stefanini Maurizio
03 Ottobre 2002
Malgrado lo Stato, il popolo sudamericano ha imparato a sbarcare il lunario. Trueque, Basureros, Huertas escolares... note di un “capitalismo di sussistenza”

A ormai dieci mesi di distanza dal blocco dei conti in banca, solo adesso si inizia a parlare timidamente in Argentina di revoca del corralito bancario. Il 49,7% degli argentini vive sotto la linea di povertà, il 27,7% sta addirittura sotto il livelllo di indigenza, il 21,5% è disoccupato, il 18% ha un lavoro precario. Eppure tirano avanti. Come fanno?

L’arte di arrangiarsi
Trueque. Huertas escolares. Empresas Recuperadas. Basureros… Sono alcune delle parole in cui una disperata voglia di non arrendersi sta dando vita a un paradossale capitalismo popolare dal basso. Senza lo Stato, e anzi malgrado lo Stato. Trueque, ad esempio, si traduce con “baratto”, e si riferisce a una vera e propria struttura di commercializzazione di beni e servizi attraverso i 10.000 “nodi” di una “rete solidaria”. Notare bene: non si tratta dell’esperimento di un’utopistica economia non monetaria. Al contrario, poiché lo Stato ha fatto sparire la moneta per sostituirla con buoni che non vuole nessuno, i mercatini di trueque hanno inventato una moneta-fai-da-te che dipende dall’apporto dato, e che si chiama “credito”. E il bello è che mentre i buoni dello Stato o delle Province si deprezzano sempre più la polizia ha addirittura arrestato bande di falsificatori di creditos! I “nodi” hanno dunque ordinato negli Stati Uniti macchinari speciali per garantirne l’autenticità. Nei sondaggi, il 58% dei clienti dei “nodi” dice di essere disoccupato; il 66% che senza trueque si troverebbe alla fame. Le huertas escolares sono invece “orti scolastici”. Non pensate agli orticelli di guerra di mussoliniana memoria… Semplicemente, prima della crisi in 170 scuole di Buenos Aires erano partiti programmi educativi per insegnare ai bambini a coltivare. Con quello che è successo, però, il fine alimentare-economico ha preso il sopravvento su quello didattico-ecologico, ed i genitori danno ormai una mano e anche due a far crescere le pianticine sistemate alla buona in pezzetti di cortile, copertoni pieni di terra, cassette, vasi. Da soli i vegetali non riempiono lo stomaco, ma permettono un’utile integrazione di vitamine a chi altrimenti con la sola farina e zucchero che si trovano al trueque avrebbe gravi scompensi nutrizionali. E comunque insegnano a tornare a contare sulla terra in un Paese che di terra ne ha in abbondanza, ma dove un terzo della popolazione si era abituata ad affollarsi nella capitale ad aspettare che mamma Stato, o meglio mamma partiti, pensasse a mettere d’accordo il pranzo con la cena. Le empresas recuperadas sono un salutare schiaffo a una classe imprenditoriale troppo spesso pigra e incapace. Sono ottanta fabbriche di cui i proprietari avevano deciso la chiusura, e che gli operai hanno rilevato, costituendosi in cooperative. Riguardano 10.000 persone, dando così da mangiare ad almeno 50.000 bocche, ma alla federazione che queste “imprese recuperate” hanno costituito giurano che presto arriveranno ai 100.000 lavoratori, con ricadute positive per almeno mezzo milione di persone. Infine c’è l’affare della basura, l’immondizia. Che in campagna elettorale provoca gravi polemiche, con la precisa accusa ai raccoglitori di spazzatura di essere ormai in mano alla mafia. Ma alcuni noti esperti in trattamenti ecologici di rifiuti ritengono che mai a Buenos Aires il riciclaggio aveva funzionato con tanta efficienza, prima che ci si buttassero sopra torme di disoccupati.

Imprenditoria urbana di base
È spontaneo il confronto con quel che accadde nel Cile di Pinochet quando il boom economico del 1978 si rovesciò nella grande crisi del 1983, quando un terzo della popolazione si ritrovò disoccupata quasi dalla mattina alla sera. Il governo annacquò con massicce dosi di pragmatismo la linea troppo ideologica seguita fino a quel momento, e il nuovo modello funzionò talmente bene che dopo la democrazia fu continuato anche dalla nuova maggioranza di centro-sinistra. Perfino con l’attuale presidente, il socialista Ricardo Lagos. Ma va ricordato che a permettere il boom fu anche il particolare che come oggi gli argentini anche allora i cileni strinsero i denti e inventarono le organizaciones economicas populares: le ollas comunes dove più famiglie si mettevano a cucinare assieme per risparmiare combustibile; i comedores populares, dove mangiavano anche; i comprando juntos, dove andavano assieme a fare la spesa all’ingrosso; gli huertos, dove si coltivavano verdure in terreni marginali; i talleres laborales, dove i disoccupati si organizzavano per lavorare a domicilio. Nel 1990 le Oep erano 2805, e dei loro benefici si avvaleva il 3,5% della popolazione. Con la democrazia invece di scomparire si formalizzarono, divenendo trattorie, cooperative di consumo, cooperative di produzione. Insomma, è stato dai disperati delle poblaciones che si è vertebrata quell’imprenditoria urbana di base che mancava al decollo cileno, e manca ancora a gran parte dell’America Latina.

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